Il ragazzino sottratto alla mamma «perché ama il nascondino» ora vive in una famiglia con altri 20 bambini

di Gianmichele Laino | 03/04/2018

ragazzino ama nascondino

Una storia che sembra incredibile e che, ora, è stata messa sotto la lente d’ingrandimento per permettere agli avvocati e alla onlus CCDU minori di vederci più chiaro. Un bambino di origini cinesi è stato allontanato dalla mamma, ormai dal 2010. Quest’ultima, in quel periodo, lo aveva momentaneamente affidato ai servizi sociali per problemi con il lavoro, una pratica usuale al termine della quale il bambino sarebbe dovuto rientrare in famiglia. Da allora, però, il bambino è stato allontanato dalla mamma con la motivazione che «sembra molto più piccolo rispetto alla sua età e il suo gioco preferito è di nascondersi e di farsi ritrovare». E da qualche tempo, vive in una famiglia dove ci sono altri 20 bambini, tra figli naturali, affidati o adottati.

LEGGI ANCHE > A 15 anni è malato di Play Station, il giudice lo manda in comunità

RAGAZZINO AMA NASCONDINO, SOTTRATTO ALLA MAMMA

«In questo caso – dice l’avvocato Francesco Miraglia, che sta seguendo la vicenda – si dimostra come la giustizia minorile in Italia non sia a misura di bambino. Com’è possibile che un bambino possa rimanere nel limbo di un affidamento dal 2010? Ancora più incredibile è che un minore possa incontrare sua madre in ambiente protetto da più di 7 anni per un’ora ogni 15 giorni?».

La vicenda, tra le altre cose, presenta diversi aspetti critici. Nel 2011 e nel 2012, dopo l’affidamento ai servizi sociali, sono stati depositati diversi documenti presso il tribunale dei minori di Milano nelle quali gli stessi operatori affermano che la donna è una brava madre, che non ha mai abbandonato il bambino e che quest’ultimo dovrebbe tornare con lei.

RAGAZZINO AMA NASCONDINO, COSA SUCCEDE ORA

Invece, attualmente, resta ancora in piedi il provvedimento del 2013, quando lo psicologo afferma che il ragazzino sembra molto più piccolo dell’età che ha e annota la sua passione per il nascondino. Da allora, il bambino – ormai adolescente – vive in una famiglia allargatissima e può vedere la mamma, in un ambiente protetto, soltanto per pochi minuti ogni quindici giorni. Anzi, qualche mese fa, dopo una discussione con un operatore troppo invadente, la mamma si è vista negata anche questa possibilità.

«Ci chiediamo perché il professionista che ha valutato il collocamento di questo bambino nel lontano 2013 non abbia rilevato le criticità di questo affidamento – ha sottolineato Paolo Roat della CCDU minori -. Quando certe teorie psichiatriche, figlie di una disciplina priva di fondamenti scientifici, entrano nella giustizia minorile possono causare dei grossi danni come appare essere il caso di questo bambino. Ci auguriamo che le autorità competenti si muovano velocemente per chiarire una vicenda che appare inquietante».

Secondo quanto affermato dallo stesso ragazzino, ora si trova a condividere il tetto con altri 20 bambini, 9 maschi e 11 femmine. Inoltre, i suoi genitori adottivi avrebbero altri parenti che, allo stesso modo, possono contare su famiglie numerossissime, composte sempre da figli naturali, ragazzini dati in affidamento o bambini adottati. Una situazione in cui il ragazzino non si troverebbe a proprio agio. Nell’ultimo incontro con uno psicologo ha detto: «Non capisco perché la mamma non viene più a trovarmi, non mi è stato spiegato nulla, né mi è stato spiegato perché vivo qui».

(FOTO: archivio Ansa)