I morti di Gaza e perché abbiamo paura di usare la parola «guerra»

di Gianmichele Laino | 30/03/2018

Gaza

Qualcuno la chiama «guerriglia», qualcun altro «scontri», altri ancora «proteste violente». La parola che tutti abbiamo paura di utilizzare a proposito dei fatti che stanno accadendo a Gaza è «guerra». Perché l’opposizione tra esercito israeliano e cittadini palestinesi sta andando avanti da sempre. E nessuna risoluzione – sebbene porti con sé periodi provvisori privi di sangue – non ha mai messo un punto a uno scontro destinato a non finire più.

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GAZA, L’ULTIMO BILANCIO DELLE VITTIME

L’ultimo bilancio parla di 8 morti, tutti tra le fila palestinesi. I feriti sarebbero addirittura mille. Il fuoco è stato aperto dall’esercito israeliano, per una sorta di ritorsione nei confronti del popolo palestinese che stava manifestando nel giorno della Grande marcia del ritorno, convocata da Hamas per ricordare l’anniversario dell’esproprio israeliano di alcuni territori a ridosso della striscia che appartenevano ai palestinesi.

Una manifestazione che ha visto la partecipazione di 17mila persone e che deve essere stata percepita dall’esercito palestinese come una minaccia. Tra i morti ci sarebbe anche una ragazza di 16 anni, ad aumentare l’orrore. La miccia è stata accesa dall’ingresso di un agricoltore palestinese all’interno della fascia di sicurezza: è stato lui il primo a cadere, sotto i colpi di un carrarmato israeliano.

GAZA, CHIAMATELA ‘GUERRA’ E NON VOLTATEVI DALL’ALTRA PARTE

L’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l’intervento della comunità internazionale, l’esercito israeliano ha parlato di istigatori, che sarebbero stati presi di mira dai colpi dei suoi militari. Ma questa carneficina che in queste ore sta andando avanti non può essere ridotta a un semplice rimpallo di responsabilità.

La repressione contro la protesta di un popolo. La guerra. Non possiamo – in questi giorni particolarmente intensi e spirituali per l’intero mondo occidentale – voltarci semplicemente dall’altra parte e derubricare l’episodio. Chiamatela per quella che è. E non rifugiatevi dietro al ramoscello d’ulivo. Guerra e repressione. Un dolore immenso.

(Credit Image: © Khaled Omar/Xinhua via ZUMA Wire)

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