La «macchina del fango» M5S sui social spiegata dall’ex capo della comunicazione

di Redazione | 12/03/2018

Beppe Grillo intervista

Una vera e propria macchina della propaganda, da tenere in moto anche per distruggere gli avversari politici. È quella messa a punto dai responsabili nazionali della comunicazione del Movimento 5 Stelle e utilizzata a vari livelli, soprattutto regionale, attraverso gli account social ufficiali del partito di Di Maio. A parlarne oggi, in un’intervista rilasciata a Jacopo Iacoboni per La Stampa è Arnaldo Capezzuto, giornalista, ex capo della comunicazione M5S in Campania, che ha lasciato il Movimento poco divergenze sui toni e sulle modalità da adottare per attaccare i nemici.

La «macchina del fango» M5S con pagine fan coordinate da una regia nazionale

Capezzuto parla di una «regia nazionale» dietro la «macchina fango social». A guidare la propaganda – spiega alla Stampa – è Rocco Casalino, che «ha la rete», «i gruppi», «gestisce una serie di gruppi con tutti quelli che facevano comunicazione regionale». Tutti gli uffici di comunicazione delle Regioni sarebbero inseriti in una sola lista, su Whatsapp, e coordinati dall’ex concorrente Grande Fratello. «Anche se lui sta al Senato ha tutto in mano», dice Capezzuto. «Poi c’è l’esperto di Twitter, l’esperto di Facebook e così via». Le pagine dei gruppi regionali, che negli anni hanno ottenuto una enorme crescita in termini di visibilità e follower, sarebbero state e verrebbero tuttora utilizzate in maniera coordinata, per organizzare controffensive, organizzate per un unico obiettivo. ‘Io vi dico l’obiettivo e voi procedete’, era l’indicazione della regia nazionale.

Le password nelle mani di un incaricato di Casalino

Tutte le pagine da centinaia di migliaia di fan, insomma, erano capaci di catturare l’attenzione di milioni di utenti su un solo bersaglio veicolando contenuti fatti a livello centrale e poi trasmessi ai gruppi regionali. Si tratta delle pagine ufficiali, quelle collegate all’attività istituzionale di promozione del lavoro dei consiglieri. Le password erano nelle mani di «un incaricato di Casalino» che «diventò amministratore in tutte le pagine d’Italia di sostegno all’attività regionale». Ma «anche degli enti locali, così anche delle altre strutture». «Da Roma, da Milano, dove stava Casaleggio, questo incaricato ogni giorno faceva i diagrammi del flusso del movimento delle pagine e dei like. Quando dovevano fare attacco, ci dicevano: ‘Questo è il contenuto, Veneto, alle ore così fate questo; Campania, alle ore così fate questo’».

I post con contenuti aggressivi

Tra gli obiettivi della macchina della propaganda M5S c’erano anche persone. Capezzuto ricorda il caso del consigliere regionale campano del Pd Stefano Graziano, nel 2016 indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, un’accusa poi archiviata. I 5 Stelle scelsero di attaccarlo duramente anche se, come rilevato dal giornalista, nelle carte non c’era niente, né «utilità» né «ritorno diretto del consigliere». «Chiamai Casalino – conclude il suo racconto Capezzuto -. Era l’estate 2016. Ho tutto conservato, slide, fotografie, screenshot. Gli dissi: ‘Non sono d’accordo con voi, io non posso fare questa cosa, con questi contenuti aggressivi e non accertati’». La rottura e l’addio.

(Foto: ANSA / GIUSEPPE LAMI)