Siria, un nuovo e terribile massacro: il ragazzino lo documenta con i selfie

di Gianmichele Laino | 21/02/2018

Muhammad Najem

La dimensione è quella di una tragedia che non sembra avere una conclusione immediata. Le nuove azioni militari in Siria hanno causato l’ennesima strage in un Paese che non può più nemmeno definirsi tale: 250 morti in 48 ore, gli ospedali presi di mira, le famiglie (con tanti bambini) distrutte dalla violenza dei bombardamenti. Sono diverse le aree messe a ferro e fuoco dagli scontri degli ultimi giorni. Prima fra tutte, ovviamente, la zona di Ghouta (un sobborgo di Damasco) dove l’esercito di Assad sta sparando contro altri siriani in una guerra civile fratricida, ma anche quella dell’Idlib o dell’Afrin con l’incursione dell’esercito turco contro i curdi.

MUHAMMAD NAJEM, IL RAGAZZINO CHE DOCUMENTA LA GUERRA IN SIRIA

Tra i palazzi crollati, le case distrutte, le vite sottratte allo scorrere del tempo, c’è anche chi non vuole rassegnarsi alla devastazione. Sono le ultime generazioni, in modo particolare, a ricordare al mondo intero che saranno loro le prime a pagare le conseguenze di tutto ciò. La storia di Muhammad Najem, a questo proposito, è piuttosto emblematica.

Si tratta di un ragazzino di 15 anni che, da quando è iniziato quello che può essere definito un vero e proprio massacro di civili, ha iniziato a documentare gli orrori della guerra a colpi di selfie. Le bombe hanno devastato le strade in cui era solito giocare, hanno ucciso i suoi amici. Ogni fotografia che Muhammad Najem propone è un piccolo monito che parte da uno smartphone e arriva alle coscienze dell’Occidente.

MUHAMMAD NAJEM, UN SELFIE PER #SAVEGHOUTA

Il ragazzino mostra quello che resta della sua scuola, chiedendosi perché Assad lo abbia fatto: sono tanti gli istituti d’istruzione in Siria che hanno subito la stessa sorte, lasciando i ragazzini senza un servizio essenziale per la loro formazione.

Muhammad, che twitta in inglese e che usa le emoticons, usa un linguaggio diretto. Con le parole e con le immagini. Come quella in cui compare insieme a un suo amico ferito qualche giorno fa e curato in uno dei tanti ospedali improvvisati. Il ragazzino di 15 anni non può non ricordare un altro suo amico, che purtroppo non ce l’ha fatta a sopravvivere a uno degli ultimi bombardamenti.

Il suo hashtag #saveghouta è una sorta di messaggio disperato. Riusciranno gli occhi di un bambino, visti attraverso l’obiettivo del suo smartphone, a portare l’attenzione del mondo su un conflitto che da molti sembra essere dimenticato?