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L’allarme degli 007: «Il voto può essere inquinato da campagne cyber»

Bisogna prestare una particolare attenzione alle «campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, mirano a condizionare l’orientamento ed il sentiment delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono chiamate alle urne». È quanto evidenzia l’ultima relazione annuale dell’intelligence al Parlamento, relativa al 2017, presentata oggi e in cui si parla di «minaccia ibrida» e si prevede un aumento di questo tipo di rischi «in prossimità di passaggi cruciali per i sistemi democratici».

Gli 007: «Ci sono campagne cyber per condizionare l’orientamento delle opinioni pubbliche»

In particolare, la relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza spiega che queste campagne di influenza con diffusione di informazioni trafugate con attacchi cyber «hanno dimostrato di saper sfruttare, con l’impiego di tecniche sofisticate e di ingenti risorse finanziarie, sia gli attributi fondanti delle democrazie liberali (dalle libertà civili agli strumenti tecnologici più avanzati), sia le divisioni politiche, economiche e sociali dei contesti d’interesse, con l’obiettivo di introdurre, all’interno degli stessi, elementi di destabilizzazione e di minarne la coesione». La relazione sull’attività dei servizi ipotizza la crescita del trend delle minacce ibride. «L’impiego di tali strumenti – osserva l’intelligence – pur non essendo un fenomeno nuovo, costituisce una realtà sempre più perniciosa, sofisticata e di difficile rilevazione. Gli attacchi di natura ibrida hanno infatti reso più labile la linea di demarcazione tra situazioni caratterizzate da assenza di ostilità e forme di conflittualità diffusa tra gli Stati». In questo, si sottolinea ancora, «lo strumento cibernetico è destinato a divenire sempre di più un agevolatore di attività di influenza, realizzate attraverso la manipolazione e la diffusione mirata di informazioni preventivamente acquisite attraverso manovre intrusive nel cyber-spazio, così da orientare le opinioni pubbliche, fomentare le tensioni socio-economiche, accrescere l’instabilità politica dei Paesi dell’area occidentale, all’atto dell’adozione di decisioni strategiche, ritenute dall’attore ostile sfavorevoli ai propri interessi».

Per quanto riguarda «la tipologia di attori ostili, anche nel 2017 ha trovato conferma il trend che vede nei gruppi hacktivisti la minaccia più rilevante in termini percentuali, con il 50% degli attacchi a fronte del 14% riferibili a gruppi di cyber-espionage. Entrambe le categorie hanno fatto registrare una flessione (rispettivamente, pari al -2% ed al -5%), a fronte di un aumento dei cd. ‘attori non meglio identificati’, che si sono attestati al 36% delle incursioni cyber. Elevato si è mantenuto, infatti, il numero complessivo di eventi per i quali non è stato possibile disporre di elementi univoci in termini di attribuzione e che, pertanto, sono stati inseriti sotto tale categoria».

Il direttore del Dis: «Siamo attenti per evitare influenze negative su propaganda e voto»

In questa campagna elettorale, rispetto a eventuali azioni volte a condizionare l’orientamento ed il sentiment delle opinioni pubbliche in occasione del voto, «siamo particolarmente attenti, svolgiamo con massima attenzione il nostro ruolo ruolo», ha affermato il direttore generale del Dis, Alessandro Pansa, presentando la relazione 2017. «Abbiamo messo a disposizione le nostre capacita’ per essere sempre presenti – ha proseguito Pansa – per evitare che sia le attività di propaganda che di votazione subiscano influenze negative». Per la tutela della sicurezza dalle minacce legate alla nuova società digitale «la minaccia più che altro è concentrata sullo spionaggio cyber, una cosa poco citata e valutata» perché «l’attenzione si concentra su fenomeni più visibili come casi Wannacry e simili e le azioni estortive, ma il vero problema è lo spionaggio attraverso sistemi digitali». Si tratta di azioni portate a termine da «attori di tipo quasi sempre strutturato» e che usano i frutti dello spionaggio «nelle loro attività e negoziazioni».

(Foto Dpa da archivio Ansa. Credit: Lisa Forster / dpa)