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L”introvabile’ Igor racconta: «Sono fuggito in Spagna in bicicletta»

L’introvabile e super ricercato Igor il Russo, autore degli omicidi di Budrio e Portomaggiore, dice di essere arrivato in Spagna in bicicletta. No, non è una battuta. Il killer ha raccontato di essersi spostato su due ruote verso il Paese iberico, dove è stato arrestato lo scorso 15 dicembre, ai magistrati che cercavano di far luce sulla sua latitanza, subito dopo la sua cattura.

Igor il Russo ai magistrati spagnoli: «Sono arrivato in Spagna in bicicletta»

Igor, che in realtà non è russo ma serbo, il suo vero nomeè  Norbert Feher, è stato catturato a Teruel, in Aragona. Stando a quanto riportato dai media spagnoli, ai magistrati di Alcaniz che lo hanno interrogato un paio di giorni dopo il killer ha detto di essere arrivato in Spagna il 21 settembre, in bicicletta, usando 23 identità diverse. Igor ha anche raccontato di aver lavorato per un periodo, dopo il suo arrivo in Spagna, nella raccolta della frutta a Lerida, e di aver vissuto nei comuni di Xirivella e Catarroja, nei pressi di Valencia, prima di trasferirsi a Teruel. Oltre ad essere responsabile delle uccisioni di un barista a Budrio e di una guardia ambientale volontaria a Portomaggiore, avvenute ad inizio aprile 2017, Feher è accusato della morte di due agenti della Guardia Civil e un allevatore in Spagna.

Igor ha anche raccontato che sarebbe voluto tornare nella zona di Valencia, dove aveva alcuni conoscenti. Secondo quanto riportato dai media spagnoli, la polizia locale aveva sospetti su un’ipotetica presenza nel Paese iberico di Feher fin da luglio, quando, proprio nella regione di Valencia, fu identificato un italiano vecchio compagno di cella del serbo. Repubblica riporta oggi alcune dichiarazioni del killer in un articolo a firma di Marco Mensurati e Fabio Tonacci:

«Mi chiamo Norbert Feher, sono nato a Subotica in Serbia il 10 febbraio del 1981, mio padre si chiama Jene, mia madre Zuzana. Non ho documenti e non ho un domicilio». Comincia così l’interrogatorio del 17 dicembre davanti al di Alcaniz. Il giorno esatto dell’arrivo in Spagna è la prima domanda posta dagli inquirenti. «Il 21 settembre» . Chi ti ha aiutato? « Nessuno». Con quale mezzo di trasporto? «La bicicletta» . Quante identità hai usato? «Ventitré diverse, in otto Paesi. Quella attuale è Norbert Ezechiele Feher. Sono venuto in Spagna all’inizio per lavorare, scaricavo al nero la frutta in un paese vicino a Lerida (in Catalogna, ndr). Non vi dirò chi sono le persone che mi hanno aiutato. Vi dico solo che le ho conosciute qui, non sono italiane». Se volevi lavorare a cosa ti serviva la pistola? « Nella mia vita ho sempre avuto un’arma. In Italia sono stato assalito da alcune persone e dagli animali, quando attraversavo le montagne… In questi casi è utile una pistola». Sei stato addestrato in un esercito? «Sì, sono un paramilitare. Sono fisicamente e psicologicamente preparato a fare la guerra».

Igor il Russo ha ammesso di aver ucciso il pastore José Luis Iranzo, che lo aveva sorpreso nel suo casolare, e i due militari della Guardia Civil Victor Jesus Caballero e Victor Romero, in cui si è imbattuto subito dopo. E sui suoi spostamenti ha detto:

«Mi sono nascosto sui monti. Avevo con me sufficiente cibo e denaro. Mi piace stare nella natura, ho fatto tante foto. Sono anche molto religioso, per cui 4 ore al giorno le dedicavo alla lettura della Bibbia. Sono stato sempre all’aria aperta, giravo con una mountain bike».

(Foto da archivio Ansa)

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