Scandalo rimborsi M5S: in cassa mancano più di 500mila euro

di Redazione | 12/02/2018

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Era iniziato come un piccolo problema in sordina, si sta trasformando in una bomba a orologeria destinato a incidere sulle prossime elezioni politiche. Secondo l’agenzia di stampa Adnkronos e secondo diverse ricostruzioni di utenti che riportano la notizia sui loro profili dei social network, lo scandalo dei mancati versamenti dei rimborsi dei parlamentari del Movimento 5 Stelle sarebbe molto più cospicuo di quanto mostrato finora dall’inchiesta del programma Le Iene.

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RIMBORSI M5S, UNO SCANDALO DESTINATO AD ALLARGARSI

Secondo l’agenzia di stampa – che ha consultato fonti vicine al Movimento -, la cifra che manca nel fondo per le piccole e medie imprese, stando a quanto risulta dal documento del Ministero dello Sviluppo economico, sarebbe di oltre 200mila euro. Tuttavia, nello stesso fondo confluiscono anche i rimborsi di consiglieri e assessori regionali del Movimento 5 Stelle: tra Liguria, Veneto e Lombardia, infatti, i versamenti sarebbero stati di oltre 500mila euro.

La cifra, quindi, sarebbe molto più alta. Il programma Le Iene aveva riscontrato la possibilità di far partire il versamento bancario, salvo bloccarlo nelle successive 24 ore. Pertanto, se sul sito tirendiconto.it la ricevuta di versamento risultava visibile, in realtà la cifra non veniva corrisposta.

“Qualcuno oggi ha detto che noi abbiamo una falla, un buco e che mancano dei soldi all’appello”, ha detto Luigi Di Maio, candidato premier del M5s, parlando con i giornalisti a margine di un’iniziativa elettorale a Lamezia Terme. “Abbiamo fatto le verifiche – ha aggiunto Di Maio – e, probabilmente, quello che ‘Repubblica’ chiama buco e’ solo un problema di contabilizzazione perche’ dai calcoli del Mef non ci sono ancora, e questo e’ sicuro, i bonifici di febbraio, cioè dell’ultimo mese di restituzione”.

RIMBORSI M5S, COSA STA SUCCEDENDO AI PARLAMENTARI COINVOLTI

In seguito al servizio de Le Iene, la posizione di due parlamentari (Andrea Cecconi e Carlo Martelli) risulterebbe già compromessa, con l’impegno di riunciare al seggio in caso di elezione. Ma l’inchiesta interna rischia ora di allargarsi ad altri esponenti (di spicco) del Movimento. Una bella gatta da pelare, a tre settimane dal voto.