Quella voce di Stefano Cucchi diffusa dalla sorella Ilaria | VIDEO

di Redazione | 10/02/2018

Vincenzo Nicolardi

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, arrestato, massacrato e poi morto in ospedale una settimana dopo, diffonde un audio. La voce è quella di suo fratello, durante l’udienza di convalida. Stefano ha difficoltà a parlare.

Udienza di convalida d’arresto del 16 ottobre ’09 al Tribunale di Roma. La voce di Stefano: “Mi chiamo Stefano Cucchi… Scusate… Non riesco a parlare tanto bene…”. A Stè… che t’agiti fare?! Tanto te stanno mannando a prescrizione!
Mori e taci. E non rompere.

L’8 febbraio si è tenuta una udienza del “Processo bis per la morte di Stefano Cucchi”. Dalle conversazioni intercettate sembra emergere una chiara volontà dei carabinieri indagati (e adesso imputati) di concordare una difesa comune. Si tratta di un elemento basilare nell’ambito della maxinchiesta sulla morte del giovane che ha portato cinque carabinieri a rispondere davanti alla Corte d’assise. Cucchi è morto all’ospedale romano Pertini l’ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per droga. Per la seconda udienza, il vicequestore Stefano Signoretti, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, ha illustrato l’intera indagine, proseguendo oggi nel racconto focalizzato sull’interpretazione delle conversazioni intercettate tra uno degli imputati e l’ex moglie, ma anche tra gli imputati.

Sembra «emergere in maniera oggettiva il timore che potessero essere intercettati». Nella conversazione marito-ex moglie si nota come il carabiniere «cerca di ridimensionare tutto». Parlando tra loro i due sembrano concordare «una difesa armonica». Non solo. Come sottolineava Il Messaggero qualche giorno fa c’è un altro elemento su cui bisogna fare chiarezza: il mancato fotosegnalamento di Cucchi nel momento successivo all’arresto. «Dagli atti trasmessi dal Comando provinciale dei carabinieri – ha dichiarato Signoretti – emergono una serie di anomalie. Dal registro non compare il nome di Cucchi, ma osservando il documento controluce emerge il suo nome cancellato col bianchetto e che non era stato fotosegnalato perché ‘soggetto che inveiva contro gli operantì». Il processo bis riprenderà il prossimo 1 marzo.