Gianfranco Corsi, come è stato individuato l’autore del violento post contro la Boldrini (e perché questa cosa non è servita a nulla)

di Gianmichele Laino | 05/02/2018

Gianfranco Corsi

Un percorso semplice e lineare. È stato così che l’autore del post choc contro Laura Boldrini, Gianfranco Corsi, è stato identificato sui social network. Il tutto nonostante l’immagine che mostrava la presidente della Camera decapitata, con scritte che inneggiavano all’odio razziale, sia stata cancellata poco dopo la sua pubblicazione.

LEGGI ANCHE > Allarme fake news, 3% degli italiani raggiunti: ma il dato Reuters non deve ingannarci

GIANFRANCO CORSI, COME È STATO INDIVIDUATO

Come qualsiasi azione che ognuno di noi compie sui social network, infatti, anche quella di Corsi ha lasciato delle tracce. Tracce informatiche, che lo stesso Facebook ha provveduto a fornire celermente agli agenti del Centro anticrimine informatico della polizia. Da queste tracce digitali, poi, è stato un gioco da ragazzi arrivare all’identificazione fisica dell’autore del post che, in un secondo momento, è stato prontamente denunciato dalla polizia postale.

L’account Facebook dal quale l’uomo ha pubblicato l’orrenda immagine della Boldrini sgozzata, però, non è l’unico a lui associato. Tuttavia, è l’unico che è stato chiuso. A Gianfranco Corsi – come hanno evidenziato diversi siti come quello di David Puente – possono farsi risalire almeno altri cinque account (tutti gestiti da lui, con la stessa cerchia di amici, con gli stessi siti di riferimento dai quali condividere articoli e notizie principalmente d’indignazione contro la politica italiana) che, attualmente, risultano ancora attivi.

GIANFRANCO CORSI, ALTRI ACCOUNT VIOLENTI ATTIVI

Uno di questi – con l’url gianfranco.corsi.1232 – ha come immagine di copertina Matteo Renzi e Maria Elena Boschi impiccati, con un cappio al collo. Gli altri account tracciano di Corsi un profilo da simpatizzante di diversi partiti, dal Movimento 5 Stelle fino a CasaPound e a movimenti extraparlamentari gentisti o di estrema destra.

Insomma, il profilo carico d’odio nei confronti della presidente Boldrini è stato giustamente chiuso. Ma andrebbe preso lo stesso provvedimento anche nei confronti degli altri profili che possono essere attribuiti a Corsi che incitano all’odio. Nel corso della giornata, il fratello dell’autore del post sulla Boldrini è stato difeso dal fratello Roberto Corsi (che, in passato, era stato citato anche in un articolo del blog di Beppe Grillo).

Quest’ultimo, in un post su Facebook, ha affermato che la sua famiglia «non è né di destra, né di sinistra, ma a favore di una giustizia giusta. Mio fratello – ha continuato – ha tanta rabbia in corpo contro l’illegalità perché è illegale stare da clandestini. Avrà fatto la cazzata del secolo, ma è una foto: mio fratello non è un criminale, ma è stato trattato come Totò Riina, non dalle forze dell’ordine, ma da questa giustizia che non è giusta».