L’Efsa assolve l’olio di palma: «Non ci sono rischi per la maggioranza dei consumatori»

di Redazione | 18/01/2018

L’olio di palma? Non è rischioso per la maggioranza dei consumatori. Attenzione però. Non si deve consumare in grandi quantità così come succede per la fetta di popolazione giovanile. Questo il parere dell’Efsa, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che dopo anni di polemiche e diatribe è riuscita ad analizzare e studiare il fenomeno che terrorizza il mercato alimentare.

Il Prof. Christer Hogstrand, che ha presieduto il gruppo scientifico che ha sviluppato il parere e l’aggiornamento del 2016, ha dichiarato: “L’EFSA ha deciso di rivedere la sua valutazione dopo che il Comitato congiunto FAO / OMS per gli additivi alimentari (JECFA)  ha stabilito un diverso livello di sicurezza su una tollerabile assunzione giornaliera o TDI”. Basandosi sui limiti di sicurezza per l’apporto quotidiano di 3-MCPD riferiti dall’Organizzazione Mondiale della sanità anche all’EFSA ha aggiornato le tabelle. Il livello di sicurezza precedente è aumentato di due volte e mezzo.

EFSA: OK ALL’OLIO DI PALMA MA IN DETERMINATE DOSI

Ovviamente per tutto ci vuole cautela. Non si devono assumere grosse quantità di olio di palma. Per questo si parla di rischio di salute per i consumatori più giovani. Ad esempio, i neonati alimentati con solo latte artificiale, che potrebbero sforare il livello giornaliero raccomandato.

olio di palma efsa

Riporta il report:

Gli esperti dell’EFSA hanno utilizzato un approccio scientifico aggiornato per rivalutare i possibili effetti negativi a lungo termine del contaminante alimentare 3-MCPD sui reni e sulla fertilità maschile.

I livelli di consumo di 3-MCPD negli alimenti sono considerati sicuri per la maggior parte dei consumatori, ma esiste un potenziale problema di salute tra gli alti consumatori nelle fasce di età più giovani. Nel peggiore dei casi, i bambini che ricevono solo il latte in polvere possono superare leggermente il livello di sicurezza.

Il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e i suoi derivati sono contaminanti da processi alimentari presenti in alcuni alimenti e oli vegetali trasformati, principalmente nell’olio di palma. Si formano nei i processi di raffinazione degli oli. L’EFSA ha valutato per la prima volta i rischi potenziali del 3-MCPD nel 2016 insieme ad altri contaminanti, concludendo che gli acidi grassi (GE) costituiscono un problema per la salute pubblica perché genotossici e cancerogeni. La Commissione europea sta ultimando la nuova legislazione dell’UE per diminuire i livelli di GE in oli vegetali e alimenti. L’aggiornamento attuale riguarda solo il 3-MCPD e i suoi esteri. La precedente valutazione EFSA sui GE non è  mutata.

Hogstrand, che ha guidato il team, ha aggiunto: “Abbiamo ricontrollato i dati relativi agli effetti sullo sviluppo e la riproduzione, in particolare quelli sulla fertilità maschile poiché evidenziati da JECFA. Abbiamo calcolato i livelli ai quali potrebbero verificarsi effetti nocivi su reni e fertilità maschile: la DGT aggiornata è protettiva per entrambi i tipi di effetti”.

(in copertina foto  ARCHIVIO – FRANCO SILVI ANSA/ CD)