professore picchiato
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L’amarezza del prof picchiato dai genitori di un alunno: «Penso di non tornare più a scuola»

«Noi professori, ormai considerati un numero dell’amministrazione, non riusciamo più a governare ragazzi che, appena richiamati, rispondono con un ‘vaffa’, si alzano ed escono senza chiedere permesso, strafottenti davanti alle note sul registro…». Si sfoga così Salvo Busà, 60 anni, insegnante di educazione fisica della provincia di Siracusa che mercoledì mattina è stato vittima a scuola di una singolare, terribile aggressione, picchiato dai genitori di un alunno che poco prima lui, il professore, aveva rimproverato in classe. Il docente ha subito la rottura di una costola, ha lividi sul volto, ora pensa perfino di mollare il suo lavoro, sfiduciato per «questo sistema sociale che non ci permette di andare avanti» e una «totale assenza di civiltà».

Il professore picchiato dai genitori di un alunno che aveva rimproverato in classe

Il suo racconto viene riportato dal Corriere della Sera in un articolo a firma di Felice Cavallaro. «Una volta c’era il famoso ‘rapporto’. Adesso non esiste disciplina, autorità, governo», dice l’insegnante. «Ma – continua – non sono io, ultima ruota del carro, a dovere denunciare questa realtà. C’è chi parla e vara provvedimenti sulla “buona scuola”. Chiedete a loro, ai ministri, come si deve gestire una classe. So solo che da tempo s’è rotta una sintonia fra noi docenti e le famiglie. Mio padre mi avrebbe dato uno schiaffo se mi fossi ribellato a un professore. A me è capitato di darne a mio figlio. Adesso si prendono a calci e pugni i docenti…».

Il professore Busà mercoledì mattina aveva solo invitato un allievo, un ragazzo di seconda media, a chiudere la finestra prima di andare in palestra per gli esercizi. «Lui mi manda a quel paese, senza chiuderla. Insisto e alzo la voce. La risposta è in lancio di un libro. Un lancio contro di me. Il libro finisce per terra. Lo prendo e lo poggio su un banco. Rimprovero ancora quell’insolente che afferra il telefonino. Mezz’ora dopo l’arrivo di padre e madre…». Sono una 33enne e un 47enne, denunciati per lesioni personali e interruzione di pubblico servizio, che ora si difendono dalle accuse sostenendo che in realtà è stato il professore e non il loro figlio a lanciare il libro. «Sono tentato di non tornare più a scuola», «di dichiarare finita la mia carriera», dice.

(Foto da archivio Ansa)

 

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