Così il PD ha «comprato» i voti di Verdini: la regalia da 3 milioni a un’azienda amica nella legge di bilancio spiegata da Esposito

di Gianmichele Laino | 27/12/2017

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Raffaele Cantone ha detto che avvierà un’indagine dopo la pausa natalizia. Stefano Esposito, senatore del Partito Democratico sempre molto esplicito sui social network, l’ha definita una «marchetta», il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda afferma – sempre via Twitter – di non saper nulla di quell’emendamento e di essere caduto dalle nuvole. La IsiameD, società vicina a Denis Verdini, si è ritrovata da un giorno all’altro a poter mettere a bilancio un finanziamento di 3 milioni di euro in tre anni. Elargito grazie alla manovra economica 2017 e, quindi, ai soldi dei contribuenti.

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ISIAMED, ECCO COME HA OTTENUTO 3 MILIONI DI EURO

Del resto, nelle leggi di bilancio di fine legislatura funziona così: è tutta una corsa a inserire l’emendamento che può far piacere a quel gruppo parlamentare o a quell’altro, è una trattativa continua per concedere mance e regalie, sempre in vista delle alleanze elettorali. Così la IsiameD diventa il simbolo di una sorta di alleanza di ferro tra Partito Democratico e ALA, il gruppo di riferimento di Denis Verdini.

Partito come istituto per l’Asia e il Mediterraneo, qualche tempo fa IsiameD ha saputo riciclarsi nel campo del digitale. Promossa da Gian Guido Folloni, ex esponente della Dc e ministro per i rapporti con il Parlamento tra il 1998 e 1999, è stata ispirata «dal ritardo accumulato dall’Italia nella infrastruttura digitale». Che adesso, con questi tre milioni di euro in più, ci auguriamo – almeno – che possa riuscire a colmare.

ISIAMED, LA GIUSTIFICAZIONE DI ESPOSITO

Il testo dell’emendamento porta la firma dei due senatori ALA Pietro Langella e Antonio Milo. Viene votato e giustificato. Esposito, si diceva, è il più esplicito di tutti: «Trattasi di marchetta necessaria ad avere i voti per la manovra. Quando non hai i numeri subisci i ricatti dei piccoli gruppi. Il Senato romano era così: basta fare gli indignati». Ma la cosa non scende giù a forze politiche bipartisan che, dopo la denuncia dell’episodio da parte dell’agenzia di stampa Agi, fanno sentire la loro voce. Troppo tardi.

L’emendamento di cui nemmeno il ministro Calenda era a conoscenza (quante cose, nella politica italiana, avvengono secondo i dettami della formula «a sua insaputa»!) rientra nel pacchetto della manovra. Tutto compreso. L’ultimo baluardo resta l’Autorità anti-corruzione di Cantone. Un’indagine approfondita potrebbe far saltare il banco: IsiameD, infatti, mancherebbe di alcune caratteristiche necessarie per accedere ai fondi pubblici. Cortocircuito di fine legislatura.