«Senza la cannabis terapeutica non mangio più, ma la Lorenzin ci ignora»

di Alice Bellincioni | 12/12/2017

Elisabetta Biavati

Elisabetta Biavati, come gli altri malati che si curano con cannabis terapeutica, è arrivata allo stremo: nelle farmacie italiane i prodotti sono terminati e – nonostante l’allarme sia stato lanciato già prima dell’estate, quando sono emersi i primi problemi – il servizio sanitario non ha fatto nulla per porre un rimedio e fare scorte di emergenza. Le conseguenze per i pazienti che non si vedono garantita la continuità terapeutica sono drammatiche: «Oltre al dolore e all’insonnia, io senza la cannabis terapeutica fatico anche a mangiare. Ho perso 12 chili da quest’estate», spiega a Giornalettismo la Biavati.

Lei è una delle amministratrici della pagina Facebook “Con la cannabis mi curo”, su cui da mesi i pazienti denunciano le difficoltà a reperire farmaci, che sono assolutamente necessari per condurre un’esistenza dignitosa. Adulti, bambini, uomini e donne, malati di diverse patologie, ma tristemente accomunati da un senso di impotenza di fronte ai banchi vuoti delle farmacie, dove quest’anno sono arrivati meno prodotti dall’Olanda. Questione di calcoli sbagliati: si pensava che la cannabis terapeutica prodotta nello stabilimento militare di Firenze avrebbe potuto rimpiazzare in buona parte i farmaci olandesi. Peccato che non tutti siano sostituibili con la “cannabis di Stato”, diventata in ogni caso anch’essa introvabile. «Tra l’altro i pazienti stanno aumentano in modo esponenziale, perché sempre più medici sono consapevoli dei risultati che questi farmaci possono offrire», ci spiega Elisabetta Biavati.

CANNABIS TERAPEUTICA, L’APPELLO DEI PAZIENTI ALLA LORENZIN

Ne è consapevole anche il Parlamento italiano, che ha deciso di inserire nella legge di Bilancio alcuni emendamenti volti proprio a far fronte all’aumento della richiesta, garantendo a tutti la continuità terapeutica. «Ci sentiamo presi in giro» – ci dice la Biavati – da una parte mettono gli emendamenti e dall’altra non rispondono neanche alla grave emergenza sanitaria in atto». Il neonato Comitato dei pazienti Cannabis medica pochi giorni fa ha deciso di rivolgere un appello direttamente alla ministra della Salute Lorenzin, a cui ha inviato una lettera aperta:

Noi siamo i malati a cui ha detto di «aspettare che le piantine stanno crescendo» in un servizio a Le Iene sulla cannabis terapeutica. Noi siamo i malati a cui sta saltando qualsiasi continuità terapeutica perché non abbiamo più i farmaci con cui ci stiamo curando. Noi siamo i malati che, se non si farà nulla, faranno un bruttissimo Natale tra sofferenze, crisi epilettiche e chissà quali altre patologie potrebbero essere non più controllabili in questo mare di farmaco-resistenti. Noi siamo i malati che in questo momento stanno correndo a destra e a sinistra cacciando l’ultimo grammo di un Bedica, una Bedrolite o un Bediol ormai introvabili. E per questo le chiediamo di richiedere una importazione di urgenza ed emergenza al fine di porre rimedio a questa reale emergenza sanitaria che si è abbattuta su un numero enorme di persone, da bambini ad anziani, che non possono essere abbandonati in questo stato.

cannabis terapeutica

DALLA LORENZIN NESSUNA RISPOSTA AI PAZIENTI IN CURA CON CANNABIS TERAPEUTICA

Una richiesta chiara quella dei pazienti, a cui la Lorenzin non ha però dato risposta. «Non lo ha fatto nemmeno alla diffida inoltrata in ottobre insieme agli avvocati del Codacons e di articolo 32», ci spiega Elisabetta Biavati, aggiungendo l’ultimo drammatico particolare della crisi della cannabis terapeutica: «Al Gaslini di Genova hanno interrotto le terapie per i bambini».

Nei prossimi mesi – stando a quanto hanno scoperto i malati – le cose non andranno meglio. «Ci siamo informati presso grossisti e farmacisti: fino a fine gennaio non avremo più importazioni, mentre lo stabilimento militare di Firenze non ha più scorte», riferisce Elisabetta Biavati. Se così fosse, le domande che il Comitato dei pazienti Cannabis medica ha rivolto alla Lorenzin sul finale della lettera restano aperte (oltre che senza risposta da parte del ministro della Salute):

Non vogliamo rivolgerci ed alimentare il mercato illegale, ma molti di noi arriveranno, mossi dalla disperazione, a farlo. Lo trova giusto? Esporre un malato a tali gesti di disperazione? Con la quasi sicurezza della mancanza del risultato terapeutico ricercato e la sicura esposizione a rischi legali e di salute.

Noi siamo i malati che con la cannabis terapeutica si curano e vogliono continuare a farlo senza elemosinare il diritto ad una continuità terapeutica, a non dover peregrinare per trovare il nostro farmaco e non perdere la dignità nel nostro dolore, nelle nostre crisi e in tutte le nostre patologie.