malasanità Terni
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Malasanità a Terni, non si accorsero che il neonato era ipoglicemico: risarcimento da 2,7 milioni

«Il loro errore è stato quello di non aver ripetuto i controlli sui valori glicemici del neonato». Quella che vi raccontiamo in esclusiva è la storia di una famiglia di Terni che, 15 anni fa, è stata vittima di uno dei tanti episodi di malasanità che, purtroppo, devastano l’Italia. Il loro bambino era nato sano, la mamma aveva avuto un picco di ipoglicemia in gravidanza, prontamente segnalato ai dottori. In un primo momento, questi ultimi avevano seguito le procedure corrette per evitare le normali ripercussioni di questo episodio sul bambino. Ma, successivamente, non hanno dato seguito alla loro azione, sottovalutando – in maniera incredibile – il problema. Qualche tempo fa, l’ospedale Santa Maria di Terni, per porre riparo a quel fatale errore, è stato costretto a pagare la cifra record di 2,7 milioni di euro di risarcimento alla famiglia e al bambino che, a 15 anni di distanza, è un adolescente con una invalidità del 100%. In modo particolare, il risarcimento è così quantificato: 1,9 milioni di euro per i danni subiti dal bambino, 300mila euro a testa come risarcimento per la madre e il padre, 200mila euro per le spese legali.

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MALASANITÀ TERNI, L’ACCOGLIMENTO DEL GIUDICE TUTELARE

malasanità Terni
L’accoglimento del giudice Tutelare

MALASANITÀ TERNI, L’INIZIO DELL’ODISSEA

«Il bambino è stato mandato a casa, ma tutti (anche gli infermieri) erano a conoscenza di quello che gli era successo – spiega l’avvocato Roberto Mastalia, che ha seguito il caso -. A causa di quel mancato trattamento, il neonato ha avuto un edema cerebrale, che è stato nascosto alla famiglia. Tre giorni dopo, il bambino è stato dimesso ma, una volta arrivato a casa, i familiari si sono subito accorti che c’era qualcosa che non andava».

Il neonato, infatti, non si svegliava. È stata la nonna materna a chiedere spiegazioni, con una telefonata, al pronto soccorso. «Se il bambino diventa nero – dice un’infermiera -, dovete portarlo qui». A quel punto, cade il velo dagli occhi: tutti si accorgono, infatti, che il neonato nella culla non ha il colore che dovrebbe avere. È livido e ha le mani contratte. In quel preciso momento, inizia l’odissea della famiglia.

«Dopo un passaggio all’ospedale di Terni – continua l’avvocato Mastalia -, il neonato è stato mandato a Roma, dove i medici non hanno potuto fare altro che constatare l’edema cerebrale era ormai irreversibile. Un danno che ha provocato al bambino il 100% di invalidità». La famiglia ha vissuto gli anni successivi nella rabbia e nell’impotenza. Diversi studi legali hanno rinunciato a priori a mettere in piedi qualsiasi azione. L’unico a seguire il caso è stato proprio l’avvocato Mastalia, che da sempre si occupa di malasanità.

MALASANITÀ TERNI, LA VICENDA LEGALE

«Ci siamo prima rivolti all’assicurazione, ma è stato un nulla di fatto. Poi, siamo andati in mediazione e anche qui l’ospedale ha negato di avere qualsiasi responsabilità. Quando, però, eravamo pronti a presentare il ricorso e a iniziare la causa, ci è arrivata una prima offerta di risarcimento da 100mila euro. Non per il danno (che l’ospedale continuava a negare), ma per far fronte alle difficoltà economiche della famiglia in una situazione così delicata».

Qui scatta qualcosa. Ovviamente, non si tratta di una cifra neanche lontanamente soddisfacente, ma è una prima spia di un sistema che inizia a vacillare. In poco tempo, arriva un’altra offerta da 200mila euro e, dopo che l’avvocato aveva depositato il ricorso, una terza offerta da 500mila euro. A questo punto, però, la famiglia è determinata ad andare fino in fondo. Non per i soldi. Ma per una questione di giustizia: l’ospedale deve ammettere di aver commesso un errore e di aver trattato il caso del loro bambino con superficialità.

MALASANITÀ TERNI, IL DRAMMA DELLA FAMIGLIA

Si va avanti. Viene nominato un perito che conferma quanto sostenuto dalla famiglia e che, nel documento che firma, rivolge pesanti accuse al personale dell’ospedale. Alla fine, il giudice tutelare firma e riconosce il risarcimento da 2,7 milioni di euro. Una cifra altissima.

«La famiglia – spiega l’avvocato -, nel frattempo, ha subito duri colpi. C’è stata la separazione tra il marito e la moglie. Il bambino è cresciuto fino a diventare un adolescente che ha bisogno di cure e di assistenza per 24 ore al giorno. Quei soldi non sono serviti a far tornare la serenità. Ma almeno hanno assicurato al ragazzino una casa senza barriere architettoniche e una maggiore sicurezza alla mamma». Ma il danno e quella vita diversa da come doveva andare non potranno mai trovare una qualsiasi riparazione.