mamma vittima no vax
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«Io, mamma vittima dei no-vax: ho rischiato di morire con il mio bambino»

Ha rischiato di morire di morbillo negli ultimi giorni della sua gravidanza. Silvia Rossetti, 39 anni di Roma, si definisce «mamma vittima dei no-vax» e racconta la sua storia per lanciare un messaggio in favore della campagna per i vaccini.

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«MAMMA VITTIMA NO VAX», LA STORIA

La malattia è stata riscontrata nelle ultime settimane di gravidanza: «Inizio ad avere una strana febbre che non scende con gli antipiretici e vengo ricoverata a Villa San Pietro – ha raccontato la donna – Dopo tre giorni la febbre non passa, fatico a respirare, mi aggravo: il primario opta per un cesareo d’urgenza, a 32 settimane e 5 giorni nasce mio figlio».

Da lì è stata una sorta di escalation del dolore e della preoccupazione. L’emorragia durante il parto cesareo, la lotta tra la vita e la morte grazie a due sacche di sangue, la rianimazione. Soltanto a questo punto la diagnosi è chiara: morbillo e polmonite, probabilmente contratte in ospedale, dove Silvia si recava periodicamente per i controlli durante la gravidanza.

Il bambino resta in reparto per 27 lunghissimi giorni, il tempo necessario per scongiurare qualsiasi forma di contagio. Silvia, invece, dopo la prima settimana passata in rianimazione inizia a riprendersi lentamente, ma guarirà definitivamente soltanto tre mesi dopo. Oggi, insieme al suo bambino, sta bene e prova a vivere una vita normale, anche se l’incubo di quei giorni ritorna periodicamente.

«MAMMA VITTIMA NO VAX», L’APPELLO

«Ai miei tempi – denuncia – il vaccino non era obbligatorio, non avevo avuto il morbillo e non ci pensavo più. I genitori no-vax non si rendono calpestano la libertà altrui per affermare la propria. L’immunità di gregge è fondamentale per permettere ai bimbi più deboli – che non possono esser vaccinati – di andare a scuola e stare con gli altri, agli anziani e agli immunodepressi di non rischiare la vita e alle donne in gravidanza di vivere serene senza paura di perdere il bambino».