David Rossi procura
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David Rossi, secondo voi questo è un suicidio? Cosa c’è (e cosa manca) nelle carte della Procura

Una mossa a sorpresa, che nessuno si aspettava. La Procura di Siena, con un gesto piuttosto insolito, ha voluto pubblicare le motivazioni delle due sentenze di archiviazione sul caso di David Rossi. Entrambe, hanno confermato che la tesi degli inquirenti è quella di un semplice suicidio. La scelta di inserire questi documenti sul sito web ufficiale della Procura, tuttavia, permette a chiunque un’analisi dettagliata dei provvedimenti presi dagli inquirenti nel corso delle indagini. E a farsi un’idea ancora più dettagliata sulla morte di David Rossi.

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DAVID ROSSI PROCURA, PERCHÉ I MAGISTRATI HANNO SCELTO DI PUBBLICARE LE MOTIVAZIONI DELL’ARCHIVIAZIONE?

Una sorta di operazione trasparenza, resasi necessaria – con ogni probabilità – dopo i recenti servizi del programma Le Iene e dopo le interviste dell’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini e della moglie di David Rossi Antonella Tognazzi al Corriere della Sera. Dopo queste inchieste, che hanno risvegliato l’attenzione intorno al caso della morte del capo ufficio stampa del Monte dei Paschi di Siena, è tornata ad aleggiare sulla Procura di Siena l’ombra dei rumors che, a quanto pare, tutti conoscevano nella città del Palio. Ovvero, che alcuni magistrati abbiano partecipato a «festini nelle ville tra l’Aretino e il mare» e che, per evitare l’emergere di questa cosa, abbiano condotto in maniera superficiale le indagini.

La Procura, con la pubblicazione degli atti, ha voluto – evidentemente – smentire quest’ultima circostanza. Ma ha prestato il fianco anche a possibili critiche su alcune presunte omissioni che sarebbero state fatte nel corso dell’inchiesta.

Innanzitutto, emergono dei dettagli quasi inediti. Gli investigatori, infatti, in un primo momento, non avrebbero voluto effettuare l’autopsia sul corpo di Rossi «per rispetto della salma» (così si legge nelle carte). Soltanto l’insistenza della famiglia ha influito sulla successiva decisione di affidare l’esame autoptico al dottor Marco Gabbrielli. Un esame che ha lasciato molti interrogativi alla famiglia circa le ferite presenti sul corpo e sul volto di David Rossi.

DAVID ROSSI PROCURA, COSA C’È SCRITTO SUI TAGLI

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I tagli sui polsi e sugli avambracci vengono considerati frutto di un «meccanismo autolesivo» precedente alla caduta. Le ferite sul volto, invece, vengono attribuite alla dinamica della caduta stessa. Quest’ultimo aspetto, in particolare, sembra essere contestabile. Sembra difficile attribuire i tagli perfettamente allineati sul volto a una caduta sulle spalle. Certo, nel video ripreso dalle telecamere di video-sorveglianza, David Rossi sembra muoversi per circa 20 minuti, spostando la testa a destra e a sinistra più volte. Ma è davvero difficile credere che queste ferite possano essere determinate da questi stessi movimenti. Queste conclusioni (a cui si è arrivati al termine della prima indagine) vengono confermate anche dalla seconda inchiesta e da una seconda autopsia avvenuta, tuttavia, quando – a causa della decomposizione del corpo – le evidenze dei tagli e delle ferite risultavano già scomparse.

DAVID ROSSI PROCURA, COSA C’È SCRITTO SULL’UFFICIO

Passiamo, poi, all’analisi dell’ufficio di David Rossi. Secondo la Procura, la stanza si mostra «in perfetto ordine» dopo l’ispezione del sovrintendente Livio Marini (che gira il video con un cellulare alle 20.40 circa) e che ciò viene confermato anche dalle immagini scattate dalla scientifica qualche ora dopo, dalle 23.30 fino alle 01.50 circa. Tuttavia, come vi abbiamo mostrato in un precedente articolo, alcuni oggetti nell’ufficio non erano al loro posto, se si confrontano le immagini del video e le foto scattate dalla polizia.

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La tesi della Procura punta a minimizzare questi cambiamenti, sottolineando che – in questa fase – le indagini sono state fatte «inevitabilmente muovendo e spostando alcune cose». Ma perché spostare una sedia (che nel video è aderente alla scrivania, mentre nella foto risulta essere girata con la spalliera rivolta verso la finestra)? Perché spostare solo alcuni dei documenti sulla scrivania e non altri? Perché fotografare l’ufficio dopo l’apertura delle ante dell’armadio e non prima? Una leggerezza, forse. Ma, oltre alla spiegazione che tende a banalizzare l’accaduto, nelle carte della Procura non si approfondisce questo particolare aspetto del caso.

DAVID ROSSI PROCURA, LE TESTIMONIANZE DELLA FAMIGLIA E DEI COLLEGHI

Le motivazioni della Procura, poi, puntano fortissimo sulle testimonianze che sono state raccolte intorno all’ambiente familiare e a quello di lavoro di David Rossi. In particolare, calcano la mano sul fatto che David Rossi avesse intenzione di suicidarsi perché aveva manifestato il proposito al proprio superiore (l’amministratore delegato di MPS Fabrizio Viola) in una mail in cui gli chiedeva aiuto e gli scriveva – due giorni prima della sua morte – «oggi mi suicido sul serio» e, velatamente, nei colloqui con alcuni familiari (tra cui il fratello) e alcuni colleghi, in cui ribadiva più volte di aver fatto una «cazzata». Il termine ricorre anche nei bigliettini, scritti e poi strappati via, in cui Rossi si sarebbe scusato con la moglie per il gesto suicida. Quello che manca nell’approfondimento della Procura è la natura di questa «cazzata»: si tratta della semplice richiesta di aiuto a Viola (che lo avrebbe messo in cattiva luce con i vertici dell’azienda)? Oppure si tratta della sua partecipazione – che emerge quasi di nascosto in questi documenti della Procura – al cosiddetto «gruppo della birreria» (una sorta di consorteria ben conosciuta a Siena), insieme ad altri esponenti ed ex esponenti di spicco del Monte dei Paschi di Siena? Perché non si è indagato a fondo su questo presunto malessere di David Rossi che, sempre secondo la Procura, lo avrebbe spinto al suicidio?

DAVID ROSSI PROCURA, ALTRE INCONGRUENZE

Infine, nelle motivazioni della sentenza, emergono piccole contraddizioni (o precisazioni) tra la prima inchiesta e la seconda. Innanzitutto, nella seconda indagine sono stati rivisti tutti gli orari della cronologia degli eventi (elemento che, secondo la Procura, non cambia nessuna delle conclusioni), poi si parla per la prima volta delle «ombre» che vengono proiettate sul muro e sul selciato e che vengono riprese dalle telecamere del vicolo: a questo proposito, non viene fatto nessun approfondimento sulla figura che, a caduta avvenuta, sembra palesemente affacciarsi nella strada della morte di David Rossi con un cellulare all’orecchio, mentre viene esclusa qualsiasi possibilità che possa essere un orologio quello che sembra rimbalzare accanto al corpo di Rossi mezz’ora dopo la sua caduta. Inoltre, nelle motivazioni della seconda sentenza, per rispondere ai rilievi dei periti di parte sulle dinamiche della caduta di David Rossi dalla finestra, viene ammesso, con un vero e proprio capolavoro di retorica, che queste sono «dinamiche insolite per un suicidio, ma inconciliabili con un omicidio». In più, dalle carte della Procura, non si evince alcun rilievo sui fazzoletti sporchi di sangue ritrovati nel cestino del bagno di cui David Rossi si serviva in ufficio.

Insomma, lungi dal dissipare tutti i dubbi sulla morte del dirigente del Monte dei Paschi di Siena, le carte della Procura alimentano – se possibile – ancor di più le domande che, dal 6 marzo 2013 a oggi, tutta Italia continua a porsi su quella strana storia avvenuta nel retro di una banca nell’occhio del ciclone per tanti, troppi motivi.

FOTO ANSA/NICCOLO CADIRNI