La vera storia dello sfratto di Nonna Peppina

di Gianmichele Laino | 16/10/2017

Nonna Peppina vera storia

Nonna Peppina era diventata l’icona delle ingiustizie della gestione del post terremoto nel Centro Italia. A 95 anni, si era fatta costruire una casetta in legno in giardino visto che la sua vecchia abitazione non era più agibile. Voleva morire nei luoghi della sua giovinezza. Ci hanno raccontato che lo Stato l’aveva sfrattata, che non aveva avuto pietà nei confronti di una donna molto anziana, che non aveva messo in conto che ora, quella stessa donna, dovrà terminare i suoi giorni in un container.

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NONNA PEPPINA VERA STORIA, LA CASA TROPPO GRANDE

Tuttavia, pare che la realtà sia diversa da quella romanzata che ci è stata proposta negli ultimi giorni. Il caso di Giuseppa Fattori – cavalcato abbondantemente dai populismi di varia natura che animano la politica italiana – è stato preso in considerazione dagli enti locali e dallo Stato ed è stato trattato anche con una certa attenzione.

Innanzitutto, c’erano problemi all’origine: la casetta in legno, di 80 metri quadrati, era più grande della precedente abitazione di Nonna Peppina. Casette del genere, dopo il terremoto nell’Italia Centrale, sono proliferate: se ne contano più di 1000. Ma, nella maggior parte dei casi, il loro volume è inferiore rispetto a quello dell’abitazione originaria. Per questo motivo, il governo – nella persona del commissario Paola De Micheli – sta preparando una sorta di sanatoria per questo tipo di immobili che consentirà di salvare sia gli immobili fissi, sia quelli amovibili. Che dovranno essere abbattuti soltanto alla restituzione della casa originaria lesionata dal sisma.

NONNA PEPPINA VERA STORIA, LA TRATTATIVA PRIVATA

Pertanto, se la casa di Nonna Peppina avesse avuto un volume inferiore a quello della sua casa danneggiata, sarebbe rientrata in questa fattispecie. Tuttavia, vista la particolarità della situazione, il Comune aveva proposto una trattativa ad personam alla famiglia Fattori: l’anziana sarebbe potuta restare nella casa in legno fino alla sua morte se, successivamente, la famiglia avesse smontato la struttura abusiva. Agli eredi – a cui lo Stato risistemerà comunque la prima abitazione danneggiata – sarebbe andato un bene di pari valore.

Ma non c’è stato niente da fare. La famiglia Fattori non ha voluto accettare neanche questa proposta. Vanno avanti da soli (la regione Marche si era anche offerta di sostenerla nel ricorso al Tar, ma nemmeno questa ipotesi è stata presa in considerazione) e annunciano la scrittura di un libro sulla storia di Nonna Peppina. Che – annunciano – «sarà un bestseller».

(FOTO/ANSA)

Riceviamo dall’avvocato Bruno Pettinari:

“Per incarico dei signori Gabriella Turchetti e Maurizio Borghetti con la presente si precisa che larga parte delle affermazioni contenute nell’articolo non corrispondono a verità. Non corrisponde a verità, infatti, che la volumetria della casetta di legno costruita supera quella dell’abitazione originaria di Giuseppa Fattori danneggiata dal terremoto che ha una volumetria di circa 1.000 metri cubi mentre il manufatto in legno è di circa 250 metri cubi. Non è vero che il prezzo pagato per la casetta supera 80.000,00 euro; mai i miei assistiti hanno rilasciato un’affermazione di tale tenore. Non è vero che il Comune di Fiastra (Macerata) aveva anche prorogato l’esecuzione dello sfratto e che le figlie della signora Peppina avevano rifiutato la proposta. In verità il Comune ha compiuto gli atti di sua competenza che sono stati impugnati dai miei assistiti. Il suddetto Ente, d’altronde, non aveva competenza nel prorogare “l’esecuzione dello sfratto” anche perché, nel caso di specie, non si tratta di sfratto. Le dichiarazioni attribuite al Commissario straordinario De Micheli riportate nell’articolo non trovano alcun riscontro documentale. È falso che si sarebbe rifiutato il sostegno della Regione Marche nel ricorso al Tar. Il sottoscritto, infatti, è stato sempre in contatto con il consulente giuridico della Regione che segue la questione. È falsa la dichiarazione contenuta nell’articolo circa il fatto di attribuire alla famiglia della signora Giuseppa la volontà di scrivere un libro sulla storia di nonna Peppina come “best seller del secolo”.