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Starbucks in Italia, l’ad: «Non abbiamo nulla da insegnarvi sul caffé, ma vi sorprenderemo»

«Non abbiamo nulla da insegnarvi sul caffè» in Italia, ma con una «diversa interpretazione della stessa bevanda» vi sorprenderemo. Parla così il numero uno di Starbucks, la catena americana che alla fine del 2018 aprirà la prima caffetteria nel nostro Paese, a Milano. L’amministratore delegato Howard Schultz, 63 anni, in un’intervista a Repubblica, spiega che si tratterà si una Roastery, una torrefazione dove verrà preparato «caffè speciale per un luogo unico». In programma ci sono decine di milioni di euro di investimenti e centinaia di assunzioni (con uno stipendio più alto della media del settore).

STARBUCKS IN ITALIA

Schultz racconta di aver avuto un’intuizione proprio in Italia, passeggiando per le strade di Verona e Milano, nel lontano 1983:

«Negli occhi di clienti e camerieri – ricorda – ho visto il futuro di Starbucks. Ho visto quello che avrei voluto fare: una catena di caffetteria dove poter passare il tempo a discutere, leggere o lavorare».

 

Un progetto al quale all’inizio nessuno aveva dato credito.

 

«Per avere successo bisogna credere ai propri sogni e non permettere a nessuno di distruggerli, solo così diventano realtà».

 

A patto, però, di avere le idee chiare sui propri progetti anche perché l’Italia non è un mercato come tutti gli altri.

 

«Non abbiamo nulla da insegnare agli italiani sul caffè, ma abbiamo l’ambizione di mostrarvi la nostra diversa interpretazione della stessa bevanda. La Roastery sarà un’esperienza unica, vogliamo sorprendervi. Ci presenteremo una miscela nuova, studiata per l’Italia. E se sarà un successo, come speriamo, arriveranno altre caffetterie. Ma ci concentriamo su un punto vendita alla volta».

 

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La caffetteria di Milano sarà dunque solo la prima di una serie in Italia. L’ad di Starbucks ha commentato anche il difficile impatto con la città lombarda e le polemiche suscitate dal giardino esotico con palme e banani:

«Devo essere sincero, il dibattito sulle palme ci ha davvero stupito: quando entriamo in una città nuova, soprattutto in una interessante e dinamica come Milano, vogliamo dare subito qualcosa per farci benvolere. Per questo la reazione della cittadinanza ci ha colpito molto. Allo stesso modo, però, voglio essere molto chiaro: Starbucks non ha disegnato il giardino, noi siamo semplicemente gli sponsor dell’iniziativa e a maggior ragione è davvero strano trovarsi in questa situazione anche perché cerchiamo sempre di essere molto umili e rispettosi, mi auguro che la gente capisca che volevamo solo fare qualcosa di utile per la città».

(Foto da archivio Ansa)

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