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Hacker contro la Farnesina, chi voleva attaccare l’Italia (e quali file ha violato)

Dopo lo scoop del giornale britannico Guardian sull’attacco informatico alla Farnesina partito dalla Russia per ottenere informazioni riservate sul nostro paese, Il Mattino di Napoli rivela oggi che il Ministero degli Esteri affidò la sicurezza informatica proprio a una società russa coinvolta in altri scandali. I responsabili del raid, in particolare, sarebbero gli hacker del temuto gruppo informatico denominato «Apt 28», poi evolutosi in «Apt 29».

 

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HACKER FARNESINA, CHI VOLEVA ATTACCARE L’ITALIA

Al quotidiano partenopeo lo hanno rivelato fonti accreditate del comparto intelligence.
Ciò che maggiormente preoccupa, spiega oggi Il Mattino, sono i meccanismi di difesa che il governo italiano ha adottato contro gli hacker. Nel 2013 la Farnesina si rivolse alla multinazionale della cybersecurity russa «Kaspersky» (finita negli ultimi tempi al centro di altri scandali), che scoprì una fuga di documenti importantissimi finiti agli hacker, probabilmente cinesi. Il Mattino è entrato in possesso anche del report con i file violati, dossier sulla Cina e rapporti con Usa e Ue. Ci sono ad esempio documenti sulla politica estera e di sicurezza comune (Pesc) dell’Unione Europea o riguardanti le ‘architetture di sicurezza’. Nel 2015 la sicurezza fu poi affidata a una società americana. Scrive oggi Valentino Di Giacomo:

Il team di pirati informatici non ha attaccato soltanto la Farnesina, ma già nel 2014 sarebbe riuscito a impossessarsi di informazioni sensibili penetrando nei sistemi informatici del ministero della Difesa. Gli «Apt 28/29» non hanno avuto come obiettivo soltanto l’Italia, ma nel corso degli anni sarebbero riusciti a prelevare informazioni dai cervelloni della Nato e, solo pochi giorni fa, avrebbero fatto breccia nei sistemi informatici dell’intelligence norvegese. Eppure, tornando all’Italia, ci sono precedenti ancora meno confortanti per quanto riguarda il meccanismo di difesa che il governo ha predisposto per proteggersi dagli hacker. È una storia che comincia nell’agosto del 2013 quando i sistemisti della Farnesina si accorgono di un attacco alla propria struttura informatica. Per cercare di riparare alla falla si rivolgono così alla multinazionale della cybersecurity russa«Kaspersky». I russi, lavorando sulla piatta forma informatica del ministero degli Esteri, riescono a scoprire una quantità enorme di file che gli hacker erano riusciti a esfiltrare. E, se la Farnesina commentando l’ultimo attacco di cui ha dato notizia il quotidiano inglese «The Guardian», ha fatto trapelare che nessuna comunicazione rilevante sarebbe stata intercettata, nel 2013 i russi scoprirono che nelle mani degli hacker erano finiti documenti importantissimi.

Non è possibile stabilire, secondo gli esperti di Kaspersky, da quanto tempo i pirati erano entrati nel sistema della Farnesina (l’attacco è stato indivIduato nell’agosto 2014).

HACKER FARNESINA, ITALIA SENZA DIFESE PROPRIE

Risulta evidente il problema che l’Italia non ha difese proprie per quanto concerne la cybersecurity. Spiega ancora Di Giacomo sul Mattino di Napoli:

O ci si affida ai russi o agli americani per prevenire o contrastare i continui attacchi che prendono di mira gli apparati strategici italiani. Anche per questo il comparto intelligence ha reclutato moltissimi giovani informatici, nell’intento di riuscire ad avere in futuro dei propri software senza rivolgersi a società multinazionali che solitamente hanno rapporti con molti altri Stati. Il progetto prevede che i giovani «cervelloni» creino attraverso le proprie competenze dei potenti e nuovi anti-virus. Chi riuscirà a creare dei sistemi validi potrà poi commercializzare il proprio brevetto, mentre gli informatici del nostro comparto intelligence si avvarranno di questi prototipi per poi svilupparli e potenziarli allo scopo di difendere le reti strategiche del Paese.

(Foto da archivio Ansa. Credit: Monika Skolimowska / dpa)