Alitalia, la vera storia del nuovo logo della compagnia (e di quanto è costato)

di Maghdi Abo Abia | 08/06/2015

Alitalia

Alitalia e rebranding. Una polemica rinfocolata improvvisamente dopo la presentazione dell’ultima livrea targata Magliana-Etihad a causa di uno schema certo diverso ma che non spezza la continuità con il logo disegnato nel lontano 1969 dallo studio Landor e Associati di San Francisco e rivisitato nel 2005, nel pieno di una grave crisi aziendale, con un costo di 520.000 per una modifica non certo determinante per i destini di Alitalia.

Un Caravelle in livrea Alitalia all'aeroporto Fiumicino, anni '60 (John Proctor-Wikipedia-Pubblico Dominio)
Un Caravelle in livrea Alitalia all’aeroporto Fiumicino, anni ’60 (John Proctor-Wikipedia-Pubblico Dominio)

 

ALITALIA, LA LIVREA DAL 1969 A OGGI –

In rete in queste ultime ore si fa molto parlare del confronto tra il primo logo “moderno” di Alitalia, del restyling del 2005 e dell’attuale versione della A tricolore. A tenere banco sono sopratutto le informazioni relative all’ammodernamento del logo deciso nel corso della gestione Cimoli, ai tempi di Alitalia-Lai, quando nel pieno della crisi del vettore si spesero centinaia di migliaia euro per inclinare verso destra la scritta e renderla di un verde più scuro, arrotondando qualche lettera. Ma prima di parlarne, è opportuno fare un passo indietro e tornare appunto al 1969 per introdurre bene l’argomento anche per fare chiarezza ed evitare equivoci.

ALITALIA, LA LIVREA DELLA LANDOR E LA A TRICOLORE –

All’epoca Alitalia indisse un concorso internazionale con lo scopo di rinnovare il proprio marchio, nato nel 1946. Si trattava di sostituire la “freccia alata”, di rinfrescare il Logo e di dare una minima riconoscibilità alla compagnia, il cui impennaggio era caratterizzato dal tricolore.

Il rendering di Alitalia, 1969-2005
Il rendering di Alitalia, 1969-2005

Tale concorso venne appunto vinto dalla Landor Associated che “creò” un lettering a dir poco originale accompagnato da una striscia verde a lato della fusoliera a inglobare gli oblò, striscia chiamata in linguaggio tecnico «cheatline» e che andava a sostituire il vecchio tema a “Pentagramma”. Il meglio venne rappresentato però dal marchio, una A tricolore posta sul timone di coda entrata subito nell’immaginario italiano e mondiale come “logo naturale” di Alitalia.

Un Airbus Alitalia con lo schema del periodo 1969-2005 (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Un Airbus Alitalia con lo schema del periodo 1969-2005 (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

ALITALIA, IL RESTYLING DEL 2005 AL COSTO DI 520.000 EURO

E torniamo al 2005, epoca Cimoli. La striscia verde, la cosiddetta «cheatline», viene portata in basso sotto gli oblò e anziché finire sul muso si limita ad arrivare sotto i finestrini dei piloti. Inoltre la A tricolore viene “allungata” in modo da investire anche il cono di coda del velivolo. Infine il logo viene cambiato, parole di Alitalia, per assumere «una forma più dinamica, i colori diventano più intensi ed eleganti, le curve si ammorbidiscono per esprimere un maggior senso di accoglienza». Tradotto: il vecchio lettering viene “inclinato” verso destra mentre le aste verticali vengono lievemente arrotondate. Il tutto al costo di 520.000 euro spalmati in due anni, soldi spesi per pagare la consulenza sull’ammodernamento del marchio.

Il rendering di Alitalia, 2005-2015
Il rendering di Alitalia, 2005-2015

Nel restyling del 2005, gli elementi distintivi del logo e della livrea vengono mantenuti in quanto espressione dei valori più autentici della Compagnia: storia, competenza, italianità. Il logo si inclina leggermente assumendo una forma più dinamica, i colori diventano più intensi ed eleganti, le curve si ammorbidiscono per esprimere un maggior senso di accoglienza.

Un Airbus A320 di Alitalia con lo schema studiato nel 2005 (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)
Un Airbus A320 di Alitalia con lo schema studiato nel 2005 (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

 

ALITALIA, LA SPIEGAZIONE DEL 2007 –

Come riportato da Gianni Dragoni sul Sole 24 ore l’allora presidente Berardino Libonati nel 2007 cercò nell’assemblea degli azionisti di difendere la scelta avvenuta nella precedente gestione:

«Alitalia nella strategia di riposizionamento della compagnia e della marca aveva deciso di rinnovare il servizio offerto ai clienti accompagnandolo con il restyling del marchio svolto in collaborazione con la sola agenzia di comunicazione»

, confermando che Saatchi & Saatchi «per disegni e realizzazione dei nuovi materiali», ha ricevuto 520.000 euro spalmati tra 2005 e 2006. Libonati si difese aggiungendo che

«Il nuovo logo è stato introdotto nel 2005 sulle macchine per il check-in veloce di Fiumicino ed è risultato più apprezzato dai clienti Alitalia; è stata effettuata un’analisi, con un gradimento complessivo che è passato da 56,9 al 61% degli intervistati dalla ricerca Gpf e associati»

Antonio Marazza, general manager di Landor Italia, società che nel 1969 aveva rivoluzionato il brand Alitalia, nel 2008, ripreso da Ferpi, ebbe a criticare la scelta della compagnia della Magliana:

«Con una leggera inclinazione del logo e un look generale non certo memorabile si è preteso di trasformare una compagnia statica in una dinamica»

 

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ALITALIA, LA NUOVA LIVREA TARGATA ETIHAD –

L’avventura targata “Saatchi & Saatchi” si è conclusa al momento della firma dell’accordo che ha portato Etihad ad appropriarsi del 49 per cento della compagnia di bandiera. E da Abu Dhabi è arrivato il primo aereo con la nuova livrea, aereo presentato a Fiumicino lo scorso 6 giugno. E che succede? La A tricolore resta al suo posto, allungata fino alla coda dell’aereo, come nel restyling del 2005. Il lettering invece non cambia quasi di una virgola. O meglio. Il verde più scuro viene abbandonato per una tonalità molto simile alla scritta del 1969. Resta l’inclinazione a destra con i caratteri che risultano leggermente modificati. Sparisce la «cheatline» con il lettering che va sotto l’oblò.

L'ultimo rendering di Alitalia, anno 2015
L’ultimo rendering di Alitalia, anno 2015

 

L’aereo è tutto bianco secondo lo schema “Eurowhite” che tanto sta andando nel nostro Continente. Ed anche qui è necessario dare una speigazione. “Eurowhite” deriva il proprio nome appunto dall’usanza europea di dipingere gli aerei di bianco visto che in passato poteva capitare che venissero noleggiati ad altri vettori. Questi si limitavano ad applicare il proprio lettering senza spendere soldi per ridipingere il mezzo. Una consuetudine di successo, tanto che oggi le principali compagnie che adottano tale schema sono Air France, Scandinavian Airlines, Swiss, Turkish Airlines, Qantas, Emirates, Air New Zealand.

L'Airbus Alitalia a330 con la nuova livrea, anno 2015 (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
L’Airbus Alitalia a330 con la nuova livrea, anno 2015 (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

 

ALITALIA, IL NODO VERNICIATURA –

Quanti soldi sono stati pagati da Etihad-Alitalia per il nuovo logo non è dato sapere. Ai tempi della storia “pubblica” di Alitalia il lavoro di Saatchi & Saatchi costò parecchio, 520.000 euro, una cifra forse non in linea con la situazione economica di allora. Da questo discorso va esclusa però la verniciatura in quanto lamentare un aumento dei costi per una nuova livrea in sede di colorazione è quantomeno fuorviante. Ogni velivolo dev’essere sottoposto mediamente ogni 4-5 anni ad una verifica di tipo “D” che consiste in una revisione completa del mezzo. L’aereo viene smontato, sverniciato ed analizzato punto per punto. Successivamente viene rimontato e ricolorato. La predominanza di bianco potrebbe rappresentare addirittura un risparmio per Alitalia sia in termini di costi (il bianco è il colore meno caro in assoluto) sia in termini di manutenzione (il mezzo peserà meno senza lo strato di verde ed il metallo non si dilaterà troppo per via del colore).

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