Antonio De Marco: «Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia»

Il movente sembrerebbe essere legato all'invidia che il killer provava nei confronti della felicità delle due vittime

29/09/2020 di Ilaria Roncone

Erano troppo felici e questo lo ha fatto arrabbiare. Questa la confessione di Antonio De Marco sul movente per il delitto di Lecce, quello di cui sono rimasti vittime Daniele De Santis e Eleonora Manta, brutalmente uccisi a coltellate. In un primo momento è emersa la questione del movente non legato alla passione ma a questioni di convivenza – il colpevole condivideva l’appartamento con De Santis -. Antonio De Marco movente, quindi, sembrerebbe legato a una questione di invidia della felicità che vedeva nella vita dei due.

LEGGI ANCHE >>> Antonio De Marco cercava il delitto perfetto, ma ha commesso almeno tre errori

Antonio De Marco movente: le inquietanti parole

Le parole di Antonio De Marco relativamente al movente sono ancor più assurde del gesto, volendo: «Ho fatto una cavolata. So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia». Con queste frasi avrebbe motivati davanti agli investigatori il terribile gesto commesso lo scorso lunedì. Studente di infermieristica, il 21enne si è macchiato di un duplice ed efferato omicidio premeditato nei minimi dettagli. Dal comando dei carabinieri che stanno indagando arriva la conferma: il movente passionale non c’entra e «al momento non si evidenzia».

Le ragioni del delitto vanno ricercare nella convivenza

Le ragioni del delitto andrebbero ricercato, secondo chi indaga, nel periodo di convivenza e nel sentimento che vivere con una coppia felice ha suscitato nel presunto omicida, definito «introverso, chiuso, con poche amicizie». Dopo l’omicidio Marco avrebbe continuato a vivere le sue giornate normalmente, sorridendo e apparendo sereno, ai suoi colleghi. La serata di sabato 26 è trascorsa partecipando alla festa di compleanno di una sua collega tirocinante. Dalle indagini emerge come, una volta accerchiato dai militari, il giovane avrebbe domandato sorridendo: «Da quanto mi stavate seguendo?». Gli inquirenti parlando di un’azione «realizzata con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di pietà verso il prossimo».

Share this article
TAGS