Antonio De Marco cercava il delitto perfetto, ma ha commesso almeno tre errori

Cosa ha portato le forze dell'ordine a identificarlo dopo una settimana di indagini

29/09/2020 di Redazione

errori antonio de marco

Cercava il delitto perfetto, Antonio De Marco. Il ragazzo di 21 anni, studente di scienze infermieristiche, ha confessato di aver ucciso, con 60 coltellate, Daniele De Santis ed Eleonora Manta, all’interno dell’abitazione leccese del primo. Aveva pianificato tutto nei minimi dettagli, anche se qualcosa, poi, non è andato secondo i suoi piani. E quegli errori fatali, almeno tre, sono stati sufficienti agli investigatori che hanno seguito il caso in quest’ultima settimana a risalire all’identità del responsabile.

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Errori Antonio De Marco, le tre mancanze

Il 21enne, innanzitutto, ha lasciato sulla scena del delitto almeno cinque bigliettini che aveva scritto. Si trattava per la maggior parte di indicazioni in merito alle strade che doveva percorrere per evitare le videocamere di sorveglianza. Il procuratore De Castris, che ha coordinato le indagini portate avanti dai carabinieri, ha parlato di una lunghissima premeditazione da parte del ragazzo, che lo aveva indotto a costruire un itinerario molto dettagliato e una sequenza molto rigida di gesti da compiere. Aveva pensato, ad esempio, anche ai solventi con i quali ripulire la scena del delitto.

Il fatto di aver lasciato i bigliettini sul luogo del delitto, tuttavia, ha portato gli inquirenti a effettuare analisi comparate della grafia. Un riscontro che è stato utile a circoscrivere le indagini. Altro errore: nonostante avesse studiato le videocamere di sorveglianza intorno all’appartamento di via Mondello, ad Antonio De Marco ne è sfuggita una che lo ha ripreso da lontano, pur con un’immagine piuttosto sgranata. Utile, in ogni caso, a tracciare la sua fisionomia, a dare un’idea degli abiti indossati, a definire il sesso dell’assassino.

Errori Antonio De Marco e il tentativo di condurre una vita normale

Infine, non aveva previsto che da un’analisi dei tabulati telefonici e del materiale informatico delle vittime sarebbero emersi elementi che, alla fine, hanno collegato la coppia – in qualche modo – ad Antonio De Marco. Per il resto, il 21enne aveva provato a condurre un’esistenza normale, si era recato in corsia al Vito Fazi di Lecce per proseguire il suo tirocinio e aveva continuato a fare quello che, prima del delitto, aveva sempre fatto.

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