La sergente di Hitler che voleva fondare un partito nazista: «Liliana Segre? Ma se ad Auschwitz c’era la piscina»

di Enzo Boldi | 29/11/2019

Antonella Pavin

Leggete e rileggete questa intervista fatta da La Repubblica quando vi balena in mente di screditare chi afferma che in Italia ci sia un rigurgito del Ventennio più oscuro della sua storia. Le parole pronunciate da Antonella Pavin rappresentano uno scoglio che non si può superare definendo tutta la questione come una ‘burletta’. Nel nostro Paese, come testimoniato dall’Operazione denominata ‘Ombre Nere’ – portata avanti dalla Digos di Enna e del Servizio Antiterrorismo Interno – alcuni soggetti (ben identificati, ora) volevano fondare un partito nazista denominato Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori.

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Le perquisizioni degli uomini delle forze dell’ordine hanno portato alla scoperta di un vero e proprio arsenale di armi, di una serie di manifesti conditi da svastiche e croci celtiche oltre a testi e saggi e elogio al nazismo e al fascismo. Diciannove gli indagati in tutta Italia, tra cui anche la sergente di Hitler Antonella Pavin, uno dei vertici di questo movimento eversivo e contro la legge e la Costituzione.

Antonella Pavin, la sergente di Hitler

La Repubblica l’ha intervistata. Parole al limite della follia che ricalcano ideali morti e sepolti che, però, sono tornati a comparire come zombie nel giorno di Halloween. Ed ecco che, in un passo di questa chiacchierata, arriva anche un giudizio su quanto accaduto in Italia di recente e che ha provocato grande indignazione. «Ha mai ascoltato Liliana Segre?», ha chiesto il giornalista alla donna dopo che la stessa aveva definito l’Olocausto «una fandonia». Tra l’altro, negare l’Olocausto è un reato.

Le piscine di Auschwitz

La risposta è da brividi: «Lasciamo perdere Liliana Segre, ne avrei da dire – ha detto Antonella Pavin -. Ad Auschwitz c’erano piscina, teatro e cinema. Non è andata come raccontano». Ecco il simbolo di come la propaganda occulta arrivi a tappare la vena che porta il sangue al cervello, portando a rispondere con parole standard in base a ideologie folli che dovevano esser soppresse a metà degli anni ’40. E poi non dite che in Italia non c’è un rischio di ritorno del fascismo.

(foto di copertina: ANSA/UFFICIO STAMPA POLIZIA)

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