Il mistero di Amazon EU che guadagna 44 miliardi nel 2020, ma non paga la corporate tax

Sede legale in Lussemburgo, nonostante il boom in pandemia la filiale europea mette a referto 1.2 miliardi di perdite

04/05/2021 di Redazione

Sono 44 miliardi di euro di ricavi nel solo 2020, per Amazon EU. Una cifra davvero incredibile, un record, causato soprattutto dal distanziamento sociale e dal lockdown imposto dalla pandemia, che ha fatto incrementare in maniera esponenziale gli acquisti online. Va da sé che il più grande e-commerce del mondo sia stato tra gli OTT delle industrie che, in Europa, hanno scritto nei registri contabili le più alte voci di ricavi. Eppure, Amazon EU non ha pagato nulla in termini di corporate tax, un’imposta diretta imposta da una giurisdizione sul reddito o sul capitale delle società. Questo perché Amazon EU, che ha sede in Lussemburgo, registra contestualmente 1,2 miliardi di perdite, che – tra le altre cose – le permettono di ottenere anche 56 milioni di euro di crediti d’imposta da poter utilizzare per compensare eventuali future imposte in caso di utile.

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Amazon EU e la situazione delle tasse

Secondo il Guardian, che ha riportato la notizia basandosi su documenti esclusivi a cui ha avuto accesso, addirittura Amazon può far valere 2,7 miliardi di sgravi fiscali in qualsiasi momento. Possibile che ciò avvenga per una società che ha registrato ricavi da record, se consideriamo soltanto l’ultimo anno? Perché il mercato, a questo punto, dovrebbe essere concorrenziale se facciamo riferimento esclusivamente a questo episodio legato a uno dei colossi dell’e-commerce a livello globale. In realtà, accusano dal Regno Unito, tutto sarebbe possibile in seguito al fatto di rifugiarsi all’interno di una sorta di paradiso fiscale interno all’Unione Europea come il Lussemburgo.

D’altro canto, invece, Amazon replica e ci fa sapere, attraverso una nota inviata a Giornalettismo via mail, quanto segue:

«Amazon paga tutte le tasse richieste in ogni paese in cui opera. L’imposta sulle società si basa sui profitti, non sui ricavi, e i nostri profitti sono rimasti bassi a seguito dei nostri ingenti investimenti e del fatto che la vendita al dettaglio è un’attività altamente competitiva e con margini ridotti. Abbiamo investito ben oltre 78 miliardi di euro in Europa dal 2010 e gran parte di tale investimento è in infrastrutture che creano molte migliaia di nuovi posti di lavoro, generano entrate fiscali locali significative e supportano le piccole imprese europee con programmi come Fulfillment by Amazon – ora abbiamo 60 centri logistici, oltre 100 uffici aziendali e centri di sviluppo e oltre 135.000 dipendenti a tempo pieno in tutta Europa. E ci sono oltre 100.000 venditori terzi con sede nell’UE che utilizzano i nostri servizi per raggiungere nuovi clienti e far crescere le loro attività. Gestiamo questa attività paneuropea dalla nostra sede in Lussemburgo, dove abbiamo oltre 3.000 dipendenti e siamo in crescita, incluso il nostro team di dirigenti senior».

Il Guardian ha calcolato che Amazon EU in Lussemburgo – nell’unità che gestisce le vendite in Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia – avrebbe 5.262 dipendenti. Questi ultimi avrebbero un monte stipendi, in totale, di poco superiore agli 8 milioni di euro. Le perdite, dunque, derivano completamente dagli investimenti fatti dall’azienda in Europa? I politici britannici sono sul piede di guerra: i laburisti parlano apertamente di «elusione fiscale», le associazioni di categoria parlano di «cifre vergognose» mentre Amazon, dal canto suo, si difende e parla di cifre sbagliate, soprattutto a proposito dei report che alcune fondazioni fanno sulle proprie entrate e sulle proprie uscite. Un vero e proprio enigma. Che però rischia di alimentare ancora di più la confusione sul tema.

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