Alessandra Vella denuncerà chi ha diffuso lo screenshot di un falso post di sostegno alla Sea Watch

di Redazione | 06/07/2019

Alessandra Vella

Innanzitutto, una precisazione. Il profilo oscurato di Alessandra Vella su Facebook, in seguito ai commenti di haters nei suoi confronti, non appartiene al gip di Agrigento che non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete, nell’ambito del caso Sea Watch. In secondo luogo, si può confermare invece che lo screenshot del presunto post di sostegno alla nave della ong tedesca – quello con l’immagine del profilo di Europa Verde – è completamente falso.

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Alessandra Vella denuncerà chi ha diffuso il falso post

La conferma di quanto era stato già scritto qui si deve all’operazione di ricerca di David Puente per Open: quest’ultimo – dopo due giorni di attesa – ha ottenuto una risposta dal legale di Alessandra Vella, Giovanni di Giovanni di Caltanissetta. Quest’ultimo ha dichiarato di aver ricevuto mandato per denunciare le persone che hanno diffuso lo screenshot di un presunto post in cui veniva scritto: «Sea Watch, raccolta fondi del mio amico Fabio Cavallo arrivata a 150mila euro in meno di 24h».

Alessandra Vella non conosce nessun Fabio Cavallo

Il legale, in base a quanto riferito a Open, non può stabilire se il post sia stato scritto da un’omonima di Alessandra Vella o se sia stato costruito e falsificato ad arte. Tuttavia, il fatto che la persona nominata nel post – quel Fabio Cavallo che ha avviato una raccolta fondi nella Rete italiana antifascista per coprire le spese legali della Sea Watch – abbia affermato di non conoscere nessuna Alessandra Vella, fa propendere per la seconda ipotesi.

Dunque, coloro i quali hanno diffuso quel falso post – che ha avuto ampia risonanza anche in virtù della condivisione di una rappresentante locale della Lega – richiano una denuncia. Lo stesso avvocato Giovanni di Giovanni di Caltanissetta ha affermato che Alessandra Vella non conosce il signor Fabio Cavallo, circostanza che era già stata anticipata da quest’ultimo. Giallo chiarito, dunque: si è trattato dell’ennesima bufala montata ad arte sui social network.

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