Tutti assolti gli imputati per l’eredità di Alberto Sordi

di Enzo Boldi | 28/02/2019

Alberto Sordi eredità
  • Il Tribunale di Roma ha assolto tutti e nove gli imputati per il processo sull'eredità di Alberto Sordi

  • L'accusa parlava di circonvenzione di incapace nei confronti di Aurelia, la sorella dell'attore

  • La donna era morta nel 2014 e si era acceso un lungo dibattito sul suo patrimonio

Si è concluso con un nulla di fatto e l’assoluzione di tutti gli accusati il processo che riguardava l’eredità di Alberto Sordi. Secondo il pubblico ministero, ai nove imputati era stato contestato il reato di circonvenzione di incapace ai danni di Aurelia, la sorella dell’attore che aveva ricevuto il lascito dopo la morte dell’istrione nel 2003. Un accusa caduta nel vuoto, come deciso dal giudice del Tribunale di Roma che li ha assolti anche per il reato di ricettazione.

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I nove imputati rispondevano, a vario titolo, dei reati di circonvenzione di incapace e ricettazione per la vicenda legata al patrimonio di Alberto Sordi – morto nel 2003 – e di sua sorella Aurelia, deceduta a 97 anni nell’ottobre del 2014 dopo anni di demenza senile. Durante quel periodo, secondo le accuse, la donna sarebbe stata raggirata dai suoi collaboratori – tra cui l’autista Arturo Artadi -, con l’appoggio di due avvocati e un notaio.

Tutti assolti gli imputati a processo per l’eredità di Alberto Sordi

Il pm Eugenio Albamonte aveva chiesto la condanna a 4 anni per il notaio Gabriele Sciumbata e per l’avvocato Francesca Piccolella, 3 anni e 5 mesi per l’autista Arturo Artadi che è stato a servizio sia dell’attore che della sorella, 2 anni per l’avvocato Carlo Farina.Per quanto riguarda gli altri imputati, personale di servizio di casa Sordi, erano state chieste condanne per due anni e sei mesi.

Il patrimonio dell’attore

Il processo sul presunto raggiro cominciò in seguito alla denuncia presentata da una banca che aveva notato movimenti sospetti sui conti correnti appartenenti alla defunta sorella di Sordi. Il patrimonio dell’attore vale qualche decina di milioni di euro e ha dato il via dopo la morte di Aurelia, che non aveva eredi diretti, a un contenzioso tra alcuni familiari, esclusi dall’eredità e la Fondazione che porta il nome dell’attore.

«La sentenza del tribunale penale di Roma attesta la piena e legittima validità del testamento a favore della Fondazione Museo Alberto Sordi – ha detto l’avvocato Nicoletta Piergentili Piromallo, legale di parte civile per conto della Fondazione Museo nel processo – Sfido chiunque, alla luce di questa sentenza, a sostenere che il testamento a favore della Fondazione che io rappresento non fosse valido».

L’avvocato Andrea Maria Azzaro, legale dei parenti di Alberto Sordi, spiega che la partita non è ancora chiusa e ci sono altre pagine da sfogliare: «Accettiamo e rispettiamo la sentenza un conto però sono le donazioni ai domestici, un conto è l’impugnativa del testamento. La partita al tribunale civile è ancora da giocare»

(foto di copertina: Archivio Ansa)