Da Napoli alla Basilicata, i brutti audio WhatsApp e commenti sui social che accusano i medici di diffondere il coronavirus

di Gianmichele Laino | 18/03/2020

accuse medici WhatsApp
  • L'ultima frontiera degli audio su WhatsApp sembra quella di attaccare i medici, indicandoli come responsabili del contagio

  • Da Napoli alla Basilicata, due vicende esemplari

  • Quando tutto sarà finito capiremo quanto questo sia servito a ben poco

La piaga degli audio su WhatsApp che diffondono false informazioni è un dato di fatto appurato nel corso di questa pandemia. Riguardano medicinali miracolosi, complotti che le alte cariche dello Stato ci nascondono, presunti bollettini dai reparti di terapia intensiva degli ospedali italiani. Da qualche tempo, però, con la diffusione sempre più capillare del contagio in altri centri italiani, questi messaggi sono diventati veri e propri atti d’accusa rivolti a persone additate per aver diffuso il coronavirus, estendendolo anche ad altri pazienti. Una caccia all’untore 2.0, insomma. Ancor più fastidiosa se condotta nei confronti di medici che, fino a questo momento, sono stati in prima linea nel fronteggiare l’emergenza.

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Accuse medici WhatsApp, i casi a Napoli e in Basilicata

È successo a Napoli, è successo in Basilicata. Nel capoluogo partenopeo risultano casi di 20 operatori sanitari contagiati. Il tutto a partire dal primo episodio, legato a una dirigente del Cardarelli che sui social network è stata accusata di aver diffuso il coronavirus e di aver contagiato anche i propri colleghi a partire da un presunto viaggio a Milano. Tutto falso ovviamente, ma i commenti social non sono passati inosservati. «Ho letto cose bruttisime sul web. Sì lo so, ho capito che dopo mia madre si sono ammalati tanti altri primari, sono stati contagiati uno dietro l’altro. Ma vogliamo dare la colpa a un primario che è in prima linea? – spiega la figlia del dirigente medico a Repubblica, smentendo le voci che si stanno diffondendo sui social network -. Stanno accusando mia madre, che è malata, di aver fatto questo fantomatico viaggio al nord e di aver messo in pericolo gli altri: ma è assurdo. Non c’è mai stato questo viaggio».

Episodio simile in Basilicata, dove da ieri c’è un piccolo centro, Moliterno, dichiarato di fatto zona rossa, con tanto di divieto di ingresso e di uscita per i sei casi di coronavirus che sono stati riscontrati sul territorio comunale. Ancora una volta è un medico, un primario che presta il suo servizio nel vicino ospedale di Villa d’Agri e che è risultato positivo in base a quanto dichiarato dalla task force regionale, a essere dato in pasto all’opinione pubblica con un messaggio audio su WhatsApp. Nella voce che è rimbalzata da uno smartphone all’altro viene accusato di aver fatto un viaggio a Milano per riportare la figlia “studentessa” a casa e di aver fatto ricoverare sua moglie influenzata, non rispettando i protocolli previsti.

Accuse medici WhatsApp, la difesa del medico lucano

Raggiunto dal Quotidiano del Sud, il medico ha smentito tutto e ha annunciato l’intenzione di intraprendere azioni legali nei confronti dell’autore del messaggio audio: «Mia figlia non è una studentessa – ha detto – vive e lavora a Salerno. E per quanto riguarda il ricovero di mia moglie, ho chiesto ai miei colleghi come procedere. Non ho certo buttato mia moglie in pronto soccorso». In seguito a quest’ultima circostanza, l’ospedale è stato sanificato e verranno condotti accertamenti sui protocolli seguiti.

Ma l’audio, l’esposizione al pubblico, le fake news restano. Ci auguriamo che, quando l’emergenza sarà finita, si recupererà anche quella lucidità per capire quanto tutto questo sia servito a ben poco.