Zanda ritira il ddl sullo stipendio dei parlamentari e intende querelare Di Maio

di Gianmichele Laino | 06/05/2019

Luigi Zanda
  • Luigi Zanda aveva presentato un ddl per equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli dei parlamentari europei

  • La sua proposta era stata interpretata dal M5S come un tentativo di aumentare gli stipendi dei senatori

  • La decisione di citare in giudizio Luigi Di Maio

La proposta, o meglio la mancata comprensione della proposta, causò più di un imbarazzo al Partito Democratico. Luigi Zanda aveva deciso di equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli dei parlamentari europei e, per questo motivo, aveva presentato un disegno di legge. Questa proposta, tuttavia, è stata percepita dall’opinione pubblica come un aumento degli stipendi dei parlamentari ed è stata materia di scontro politico, soprattutto con il Movimento 5 Stelle che ha attaccato l’attuale tesoriere del Pd.

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Luigi Zanda ritira il ddl sugli stipendi dei senatori

Oggi, dalle colonne del Corriere della Sera, in un’intervista a Maria Teresa Meli, Zanda ha annunciato che ritirerà la proposta fatta. Non perché non ritenga giusto il suo contenuto, ma per evitare di creare imbarazzi al proprio partito, soprattutto in tempi di campagna elettorale per le elezioni europee.

«Attualmente i senatori guadagnano al netto 11.134 euro, quelli europei, a cui il mio ddl equipara gli stipendi, 10.499 – ha detto Zanda al Corriere -. Si aggiunga poi che il fisco italiano è più severo di quello europeo». Insomma, ha rivendicato che la sua azione era volta a una diminuzione degli stipendi e non a un loro aumento, così come era stato affermato dalla propaganda del Movimento 5 Stelle.

L’intenzione di Luigi Zanda di citare in giudizio Luigi Di Maio

Per questo motivo, infatti, Zanda ha manifestato l’intenzione di evidenziare questo aspetto, con una decisione altrettanto forte: «La distorsione della verità non è tollerabile – ha affermato il tesoriere del Partito Democratico -. Perciò ho dato mandato ai miei legali di citare in giudizio Luigi Di Maio perché risponda in sede civile dei danni che mi ha recato distorcendo il significato del mio ddl. Di Maio stia sereno: alla fine la giustizia italiana dirà chi ha ragione».

Dunque, Zanda sembrerebbe voler procedere per querela civile, che serve a far accertare e dichiarare, con processo, la falsità di un atto o di un documento. Per il ddl in questione e in seguito alla propaganda del Movimento 5 Stelle, attraverso articoli sul Blog delle Stelle e dichiarazioni pubbliche, Zanda aveva attirato critiche non soltanto da parte degli oppositori politici, ma anche da esponenti del suo stesso partito. E anche il segretario dem Nicola Zingaretti era arrivato a dissociarsi dalla proposta, affermando che si trattava di un’iniziativa personale e non di un atto del Partito Democratico. Con il ritiro del ddl, in ogni caso, la questione può dirsi conclusa in maniera definitiva.

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI