Il voto disgiunto (che penalizza il M5S) può aver deciso le elezioni in Sardegna

di Gianmichele Laino | 25/02/2019

voto disgiunto

La grande novità di queste elezioni regionali in Sardegna è stato il voto disgiunto. E proprio questa innovazione, introdotta nell’ultima legge elettorale dell’isola, può aver determinato l’esito finale. Secondo i primi exit poll, infatti, c’è distanza significativa tra i voti delle liste e i voti dei candidati presidente. Il tutto a discapito del M5S che da questo nuovo sistema non ha affatto tratto benefici, anzi.

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Voto disgiunto, come si è votato in Sardegna

Ecco il regolamento delle elezioni in Sardegna: il voto a un candidato presidente diverso poteva essere espresso anche se nelle preferenze l’elettore aveva indicato candidati consiglieri (uomo e donna, con la doppia preferenza di genere) di liste contrapposte. Ovviamente, i due consiglieri scelti dovevano far parte della stessa lista. Ma il voto al presidente poteva allontanarsi dalla logica della scelta degli schieramenti per l’elezione dei consiglieri regionali.

Un voto «alla persona» che, almeno stando ai primi risultati degli exit poll e – quindi – ancora tutti da confermare, avrebbe penalizzato fortemente il Movimento 5 Stelle. Francesco Desogus, candidato pentastellato, avrebbe ottenuto dal 13,5% al 17,5% delle preferenze. La lista del M5S dal 14,5 al 18,5%, più del proprio candidato presidente.

La differenza tra le liste di centrosinistra e i consensi di Zedda con il voto disgiunto

Effetto opposto, invece, per il candidato di centrosinistra, Massimo Zedda. Nonostante le liste a lui collegate abbiano ottenuto dal 27% al 31% delle preferenze, il sindaco di Cagliari avrebbe raccolto tra il 35 e il 39% dei voti, forbice che gli sta consentendo di giocarsi la presidenza con il candidato del centrodestra Christian Solinas.

Le prime analisi portano a pensare che diversi elettori del M5S abbiano poi indicato in Zedda il loro presidente ideale, così come quelli di altre formazioni minori. I primi risultati dovranno confermare o smentire questa tendenza.

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA

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