Vittorio Feltri riabilita il saluto romano: «È più igienico della stretta di mano»

di Enzo Boldi | 09/04/2019

Vittorio Feltri
  • Vittorio Feltri vuole che il saluto romano non sia più condannabile, anzi lo preferisce alle strette di mano

  • Il contatto fisico, infatti, porta a un trasferimento di germi e quindi non è igienico

  • Meglio, allora, un braccio teso a simboleggiare il saluto e l'omaggio

Di fantasia ne ha sempre avuta molta, ma questa volta Vittorio Feltri si è superato. Il direttore di Libero, nel suo editoriale in prima pagina del 9 aprile 2019, ha esposto alcune motivazioni igieniche per riabilitare il saluto romano, quello che deriva dal vecchio Impero e poi trasformatosi in un gesto tipicamente fascista, al posto della vecchia, cara e calorosa stretta di mano. Insomma, il primo è un ‘convenevole’ che non comporta un trasferimento di germi, il secondo è molto meno sicuro e, per l’appunto, ‘salutare’.

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«Non riesco a capire per quale logica il saluto romano debba essere bandito – scrive Vittorio Feltri parlando di quegli studenti condannati per aver fatto quel gesto in una scuola -, mentre la stretta di mano, poco igienica, continua a essere in auge e addirittura raccomandata». Ci si potrebbe già fermare qui, ma il direttore di Libero decide di entrare nel dettaglio e raccontare esperienze di vita personale proprio su questa distinzione.

Vittorio Feltri sostiene che il saluto romano sia «igienico»

«Io ogni giorno vado al ristorante. La prima cosa che faccio è recarmi in bagno onde lavarmi gli arti superiori – prosegue Vittorio Feltri nel suo racconto di vita vissuta -. Mi siedo al tavolo e ogni pirla che entra nel salone, conoscendomi, si avvicina e mi porge il palmo. Non posso negare il mio». E poi entra in gioco la pigrizia: non ha voglia di rialzarsi continuamente per andare a lavarsi in bagno e si tiene «per disperazione la mano contaminata dagli avventori».

E gli antifascisti non lo capiscono

Tutto questo per arrivare a sostenere la sua tesi: «Non sarebbe meglio agire come gli antichi della capitale che alzavano garbatamente l’avambraccio in segno di omaggio e finiva il tormento con buona pace di tutti?». Poi l’attacco a quelli che lui definisce gli antifascisti. «Non c’è verso di farglielo capire a loro, impegnati a combattere i fascisti immaginari e convinti che i simboli fasulli siano prodromi di un ritorno del duce».

(foto di copertina:  ANSA/MOURAD BALTI)