La vicesindaca di Brescia che mette la realtà davanti agli occhi di Gallera: «Qui ci manca tutto, gli ospedali li costruiscono altrove»

di Gianmichele Laino | 26/03/2020

vicesindaca Brescia
  • La vicesindaca di Brescia mette Giulio Gallera di fronte alla realtà del contagio a Brescia

  • Le sue parole in collegamento ad Agorà

  • La difficoltà nella replica dell'assessore al Welfare della Lombardia

«Qui mille morti, il doppio della scorsa settimana. Siamo allo stremo. Chiediamo tamponi. Qui ci manca tutto, non abbiamo presidi. Gli ospedale li costruiscono altrove, ma non qui a Brescia». In collegamento da piazza della Loggia, la vicesindaca Brescia Laura Castelletti ha messo in evidenza tutti i problemi della sua città nel corso di questa emergenza coronavirus. Ospite della trasmissione Agorà, l’amministratrice di una delle città più colpite dal contagio ha avuto modo di confrontarsi con l’assessore al Welfare della regione Lombardia Giulio Gallera. E i toni utilizzati sono stati molto forti.

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Vicesindaca Brescia mette la realtà del contagio in città davanti agli occhi di Gallera

Secondo la vicesindaca Castelletti, infatti, non c’è comunicazione tra ospedali e presidi sanitari sul territorio e il coordinamento partito dalla regione Lombardia. «Io non sono un medico, ma raccolgo la loro voce. Mi stanno dicendo tutti la stessa cosa – ha detto la Castelletti -, mancano i saturimetri, manca tutto. Non ci sono medici sufficienti e parlo dei medici di base, non di quelli che state facendo arrivare dalla Russia o dalla Cina». L’assessore Gallera si è mostrato piuttosto spazientito rispetto alle rimostranze dell’amministratrice locale.

La replica di Gallera alla vicesindaca Brescia

E ha provato a rispondere fornendo i dati che spesso, nel corso delle sue conferenze stampa, snocciola quotidianamente: «A Brescia – ha spiegato Gallera – apriremo altri 120 posti in strutture riabilitative. Non abbiamo aperto strutture in tende perché a Brescia c’era già ricettività, più che in altri luoghi. Abbiamo previsto tamponi per tutto il personale sanitario che abbia sopra il 37,5 di febbre. Anche personale delle RSA. Stiamo acquisendo i kit per fare diagnosi. Le persone che hanno solo raffreddore devono stare a casa e se non sono in grado di essere isolate le portiamo in strutture che stiamo approntando».

Ma le risposte dell’assessore al Welfare, a quanto pare, non hanno soddisfatto l’amministratrice, che ha parlato da una città in trincea. «Ci sono persone in casa che rischiano di morire – ha detto la Castelletti -, persone che sono state in casa con persone malate, e hanno bisogno di sapere se sono positivi perché potrebbero contagiare altri». Ancora una volta di più, nel corso di questa emergenza, si evidenzia questo scollamento tra i territori e le istituzioni che cercano di gestire dalle loro sedi una delle più importanti e rilevanti crisi dal dopoguerra ad oggi.