Per Manlio Di Stefano (M5S) l’Italia non ha una tradizione coloniale

di Redazione | 06/07/2019

tradizione coloniale

Manlio Di Stefano è il sottosegretario al ministero degli Esteri in quota Movimento 5 Stelle. Forse preso dall’emozione di ospitare Vladimir Putin in Italia e con l’intenzione di elogiare il dialogo promosso dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il presidente russo, Di Stefano si è lasciato andare a questo post piuttosto approssimativo, in relazione al passato coloniale del nostro Paese. Il sottosegretario, infatti, ha affermato che l’Italia non ha una tradizione coloniale.

Tradizione coloniale, l’uscita di Manlio Di Stefano

«L’Italia può e deve essere protagonista di una nuova stagione di multilateralismo sincero e concreto – ha scritto Manlio Di Stefano nel suo post -. Possiamo esserlo perché non abbiamo scheletri nell’armadio, non abbiamo una tradizione coloniale, non abbiamo sganciato bombe su nessuno e non abbiamo messo il cappio al collo di nessuna economia. Siamo l’Italia e siamo italiani, un popolo abituato a farsi rispettare per la qualità delle nostre merci e delle nostre azioni».

Secondo Di Stefano l’Italia sarebbe una sorta di agnellino nello scacchiere della politica estera: non avrebbe la tradizione coloniale, non avrebbe sganciato bombe su nessun Paese e non avrebbe sfruttato le economie più deboli. Punti che possono essere smentiti anche da una conoscenza superficiale della storia del nostro Paese, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale.

La tradizione coloniale italiana dalla fine dell’Ottocento alla Seconda Guerra Mondiale

Come dimenticare i primi tentativi coloniali, andati a vuoto anche con sconfitte clamorose come quella di Adua (7000 morti) in seguito alla quale l’Italia rinunciò in un primo momento alla conquista dell’Abissinia, salvo riprovarci anni dopo? Che dire della formazione della Libia italiana nel 1912 sotto il governo di Giovanni Giolitti? Che dire delle campagne di Abissinia condotte poi nel Ventennio fascista con la conquista dell’Etiopia e della Somalia (ottenute non certo pacificamente) e del tentativo di espansione in Albania e nel Dodecaneso, sempre alla vigilia della seconda guerra mondiale?

L’Italia, pur non avendo gli imperi coloniali di Francia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna, ebbe sempre come ambizione quella di costruirsi una forte tradizione coloniale. Negarla in questa fase storica – come ha cercato di fare Manlio Di Stefano con questo post – non è altro che la versione 2.0 del revisionismo. Un po’ come quelli che dicono che il fascismo non esiste più. Il vento del cambiamento, evidentemente, sta soffiando così forte per il M5S, tanto da spazzare via la storia.

FOTO: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI