Perché si sta parlando (a sproposito) di Tomboy

A Latina in questi giorni si sta molto parlando della Tomboy Challenge

di Ilaria Roncone | 20/08/2020

Nella città di Latina è stato denunciato un fenomeno che sta dilagando, frutto di una delle challenge tra adolescenti che tanto vanno di moda sui social. La challenge altro non è che una sfida, una scommessa che può portare a fare le cose più svariate. La Tomboy Challenge – il cui nome è stato contestato dall’Arcigay di Latina – è un fenomeno crudele diffuso tra gli adolescenti della cittadina laziale e che, tuttavia, non ha ancora riscontri presso la procura competente, come riferisce il presidente di Sei come sei – Arcigay Latina. A parlarne è stata la psicologa e criminologa Alessia Micoli, consulente del Tribunale e della Procura, evidenziando anche le gravi conseguenze di questo gioco.

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La crudeltà della Tomboy Challenge

Il gioco – che viene dall’estero – è semplice. Ragazzine adolescenti in fase di crescita si vestono, acconciano i capelli, tagliano i baffetti tipici dell’età per farli diventare più folti allo scopo di fingersi dei ragazzini. Una volta ottenuto l’aspetto desiderato le adolescenti individuano la vittima del crudele scherzo, una coetanea che viene corteggiata e sedotta. La vittima scopre che il ragazzino con cui esce è una ragazzina solo nel momento in cui ci si sta per scambiare il primo bacio o, comunque, si sta per entrare in intimità fisica. Le conseguenze di questo scherzo possono essere molto pesanti per chi le subisce andando a influenzare ambiti differenti, come ha sottolineato la dottoressa Micoli parlando di «stati depressivi, demotivazione in ambito scolastico o anche nell’impegno in attività ricreative».

Si tratta di bullismo, niente a che vedere con le Tomboy

Il nome casualmente scelto per questa sfida coinvolge in maniera poco lusinghiera la comunità Lgbtqi+. Tomboy, infatti, altro non è che – come riferisce Valerio Vitale di Arcigay Latina – «una adolescente (o anche una ragazza di qualsiasi altra età n.d.A.) che esplora la propria identità di genere, scardinando le rappresentazioni del binarismo uomo/donna, per come viene tramandato nella cultura dominante». Quelle che definiamo Tomboy «esistono da sempre e non vanno in alcun modo patologizzate, né tanto meno criminalizzate», afferma Vitale, in particolare riferendosi all’accezione che viene data alla parola Tomboy nell’ambito della challange. Essere una ragazza Tomboy non ha nulla a che vedere con i «fenomeni conflittuali e violenti tra adolescenti». Quanto accade a Latina – precisamente al Parco Comunale di Latina e a poca distanza da piazza del Popolo, stando alle segnalazioni – e in altre parti del mondo «ha un solo nome: bullismo. Ed è un’emergenza gravissima, che non va confusa con altro».

(Immagine copertina dalle storie Instagram di Ruby Rose)