Il Mirror dice di non sapere nulla di Jacobs: «Sono stati i 100 metri di Google»
Il commento di Andy Dunn, una delle firme più prestigiose del tabloid britannico, minimizza rispetto alla vittoria italiana nella gara simbolo delle Olimpiadi

C’è ancora quel senso di rancore che, evidentemente, i britannici si portano dietro dal giorno della finale di Euro 2020. Se si aggiunge, poi, che l’atleta britannico Zharnel Hughes – qualificatosi anche lui per l’ultimo atto dei 100 metri piani di Tokyo 2020 – non ha partecipato a causa di una falsa partenza, ecco che il quadro si complica ancora di più. Il risultato è che il tabloid The Mirror – noto sempre per i suoi toni provocatori – ha commentato con un titolo veramente evitabile la finale dei 100 metri dei Giochi Olimpici: «I 100 metri di Google», volendo intendere che – per scoprire qualcosa sui finalisti – occorreva prima farsi un bel giro di navigazione sul motore di ricerca. Insomma, illustri sconosciuti i partecipanti, illustre sconosciuto il nostro Marcel Jacobs che ha vinto la medaglia d’oro.
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The Mirror su Jacobs e il titolo sui 100 metri di Google
Andy Dunn, l’autore del commento, è uno dei columnists più noti del Mirror. Il suo articolo è stato pubblicato sia nella versione cartacea, con il titolo provocatorio di cui sopra, sia online con un’apertura più morbida e incentrata sull’occasione persa dall’atleta britannico che si è autoescluso reagendo troppo presto, con una falsa partenza, al colpo dello start.
«”Non sapevo davvero nulla di lui”, ha detto del vincitore la medaglia d’argento americana Fred Kerley – si legge nell’articolo -. Non eri solo, Fred. La gente non sapeva se chiamarlo Marcell, Lamont o entrambi. E ad essere onesti, non è nemmeno che Fred Kerley sia un nome familiare. Quello è il problema. Nello sprint maschile in questo momento, i nomi familiari sono in pensione o contaminati. Niente Bolt, niente Christian Coleman, che sconta una squalifica per aver saltato tre test antidroga. E con l’uomo più veloce del mondo quest’anno, Trayvon Bomell, eliminato in semifinale, questo è stato un eventosenza la consueta polvere di stelle».
A dispetto della provocazione iniziale, in ogni caso, il finale è più tenero con Jacobs: «Questo è un ragazzo che è passato alla velocità dal salto in lungo solo nel 2018. Quando produci il meglio della tua vita e un record europeo quando conta di più – nella stucchevole pressione di una finale olimpica – allora ti meriti il tuo posto nella storia, insieme a Bolt. E che sia Lamont, Marcell o entrambi, il mondo ora conosce il tuo nome». Un salvataggio in calcio d’angolo, insomma.