Riduzione numero dei parlamentari, l’accusa dei Radicali: «Pd ha accettato per sete di potere»

di Francesco Collina | 08/10/2019

Riduzione numero dei parlamentari, l'accusa dei Radicali: «Pd ha accettato per sete di potere»
  • Il segretario del Partito Radicale si scaglia contro il taglio dei parlamentari "È un attacco alla democrazia rappresentativa"

  • L'affondo contro il Pd: «Ha accettato per sete di potere senza spiegare il motivo ai suoi elettori»

  • Secondo Turco, l'attuale riforma è il trionfo della Partitocrazia che si è adattata alla tecnologia

I Radicali hanno annunciato la costituzione del comitato per il No al taglio dei parlamentari. Lo ha annunciato il segretario del partito Radicale, Maurizio Turco, in una nota: «Ridurre il numero dei parlamentari e sottoporli al mandato imperativo dei partiti è una questione di sovvertimento dell’ordine democratico. Risparmiare sulla democrazia – ha aggiunto – significa sopportare dei costi inenarrabili».

Riduzione numero dei parlamentari, l’accusa dei Radicali: «Pd ha accettato per sete di potere»

LEGGI ANCHE> Il taglio dei parlamentari è legge: il via libera a larghissima maggioranza

Raggiunto al telefono il segretario si è scagliato contro quella che ha definito la «sete di potere del Partito Democratico che, dopo aver votato no per tre volte, ha improvvisamente cambiato idea senza spiegarne i motivi ma fornendo solamente un alibi, la modifica dell’attuale legge elettorale».

«Una sete di potere – continua Turco – che ha completamente messo da parte le idee dei partiti in nome di slogan. Ormai i politici non spiegano più le loro idee ma raccontano, specialmente in televisione, delle favole: le elezioni non vengono vinte dalle idee ma dai racconti, arriva primo chi è più bravo a imbastire una storia. È una situazione molto pericolosa per lo Stato di Diritto. Inutile ricordare – ha precisato Turco-  che il Movimento 5 Stelle si sia alleato senza troppi problemi con il ‘Partito di Bibbiano’ per continuare a stare al governo, una situazione possibile solo in mancanza di idee e dibattito all’interno del partito».

«La diminuzione del numero dei parlamentari, insieme al mandato imperativo dei partiti distruggerà dalle fondamenta lo Stato di Diritto e la Democrazia rappresentativa perché i politici eletti non saranno più i rappresentati del Popolo e del territorio, ma dei partiti. E questa non è affatto una prospettiva democratica».

«Si tratta – piuttosto – di un nuovo trionfo della Partitocrazia divenuta ormai 2.0 perché adeguata al mondo attuale dove la comunicazione politica si fa nei social network. Se per il M5S non c’è da stupirsi – la battaglia senza requie alla democrazia rappresentativa in nome di quella diretta è uno dei cardini del loro programma politico – quello che stupisce è la svolta del Pd e di Leu che non hanno dato alcun tipo di spiegazione ma, appunto, solo alibi».

«Con Rousseau i deputati non saranno più né i rappresentati del Popolo né del Movimento ma solo della Casaleggio Associati e questo è contrario all’articolo 49 della Costituzione Italiana. Se vogliamo che i cittadini si interessino della politica e dei problemi della collettività – conclude il segretario del Partito Radicale – non possiamo abbandonarci agli slogan populisti ma è necessario garantire l’accesso alla conoscenza per tutti. L’informazione politica attuale non prevede contraddittorio ma solo l’esposizione di slogan. Diminuire il numero dei parlamentari è il primo passo verso la distruzione dello Stato di diritto e non farà che allontanare i cittadini dalla politica ormai schiava dei partiti».