Perché la Germania ha potuto tagliare l’Iva (dal 19 al 16%) e l’Italia non può

di Enzo Boldi | 04/06/2020

Taglio Iva in Germania
  • Le basi economiche dei due Paesi sono diametralmente opposte

  • I tedeschi hanno un debito pubblico di gran lunga inferiore rispetto all'Italia

  • Il taglio Iva in Germania è stato possibile proprio grazie a questo

Quando si provano a paragonare modelli economici differenti risulta molto difficile far combaciare i pezzi di un complesso puzzle. E così la notizia del taglio Iva in Germania ha provocato molte reazioni in Italia. Il governo tedesco ha, infatti, deciso di ridurre di tre punti percentuali l’Imposta sul Valore Aggiunto, passato dal 19 al 16% (e dal 7 al 5% per l’aliquota minore) attraverso l’ultima misura annunciata da Angela Merkel. In Italia, invece, questo capitolo non è stato minimamente affrontato. E il motivo è molto semplice: il debito pubblico dei due Paesi è molto, ma molto, differente.

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Andando ad analizzare i dati sul rapporto deficit/pil (comprese le previsioni per i prossimi due anni) troviamo la risposta molto semplice alla domanda sul perché la Germania abbia avuto le mani molto meno legate in tutte le decisioni economiche prese per gestire l’emergenza coronavirus all’interno dei suoi confini e la ripartenza economica del Paese. Il tutto si può vedere dalla tabella pubblicata il mese scorso da Il Corriere della Sera.

Taglio Iva in Germania. Perché non in Italia?

Ovviamente la tabella, datata 6 maggio 2020, non contiene quella percentuale di debito in più (rispetto al Pil) che maturerà con le ultime misure prese dal governo Merkel. Ma il dato da analizzare non è tanto sul futuro, ma sull’attualità. Prendiamo l’ultimo dato reale (e non previsionale) che riguarda il 2019. La Germania ha dichiarato un rapporto deficit/Pil al 59,8%. L’Italia, invece, continua a veleggiare da anni su cifre a tre zeri: l’ultimo rilevamento, infatti, parla di un debito pubblico del 134,8%. Numeri che parlano di situazioni economico-finanziarie differenti che, inevitabilmente, portano a decisioni spendibili in maniera diversa. Perché se la base è quella, anche i piani per il futuro ne risentono.

Le differenze sul debito pubblico

Oltre al taglio Iva in Germania, il governo tedesco ha rinvigorito il piano per il rilancio con una cifra stimata di circa 130 miliardi di euro. Una valanga di soldi che, se paragonati a quelli messi in campo dall’Italia, hanno provocato molte reazioni. Si parla di un bonus da 300 euro per ogni figlio, di una riduzione dei costi per l’elettricità di famiglie e imprese (per promuovere le aziende che forniscono elettricità verde), di investimenti green e di imprese e pmi. Il tutto per un totale di 130 miliardi di investimenti (di cui 120 miliardi stanziati dallo Stato federale). Una cifra che equivale a circa il 4% del Pil, ma che permetterà ai tedeschi di non raggiungere cifre di debito pubblico simile a quello dell’Italia. Il nostro Paese, invece, è da anni alle prese con un deficit fuori norma e in queste condizioni – già disastrose – la situazione potrebbe solo che peggiorare.