Covid e superdiffusori: «Solo l’8% dei pazienti è risultato collegato al 60% delle nuove infezioni»
Questo il frutto di una ricerca che studia il ruolo dei superdiffusori nella pandemia da coronavirus

Si tratta del più grande studio di tracciamento mai effettuato finora ed è stato fatto in India su oltre mezzo milione di persone esposte al Covid. Il frutto di questa ricerca sui superdiffusori coronavirus è stato pubblicato su Science ed è chiaro, a giocare un ruolo fondamentale nella diffusione del coronavirus sono proprio loro: «Siamo stati molto sorpresi nello scoprire che solo l’8% dei pazienti indice – il primo paziente in una catena di trasmissione – sono stati responsabili del 60% delle infezioni secondarie. Si sospettava l’esistenza della superdiffusione, ma non in queste proporzioni».
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Superdiffusori coronavirus e il loro ruolo fondamentale
La maggior parte dei pazienti che contrae il Covid-19 non infetta nessun altro. Questa è la conclusione del maxi studio effettuato in due stati a Sud dell’India, Andhra Pradesh e Tamil Nadu, che insieme contano circa 128 milioni di abitanti. Entrambi sono tra i cinque stati indiani con il maggior numero di casi di Covid accertati. Ciò non vuol dire che mascherine e distanziamento sociale non servano, anzi; per prevenire il contagio da parte dei superdiffusori sarebbe bene evitare situazioni e attività con maggiore diffusione di goccioline infette come il canto o l’attività fisica intensa. Rimane confermato che la diffusione maggiore avviene all’interno delle famiglie ed è emerso che la maggior parte delle persone contagiate sono maggiormente comprese in una fascia d’età che va dai 10 ai 45 anni: solo nel 2,6% dei casi chi di contagia lo fa nelle comunità e – sempre stando allo studio – il 9% contrae il Covid per via dei contatti con i familiari.
I bambini si infettano anche tra coetanei
Lo studio ha approfondito anche la questione coronavirus e bambini. Il risultato è che il virus può infettare bambini di tutte le età, che possono contagiarsi tra coetanei. Il tema è molto dibattuto nelle comunità scientifiche di tutto il mondo «ma nel nostro studio – ha commentato Ramanan Laxminarayan del Center for Disease Dynamics, principale autore del lavoro – abbiamo visto un’elevata prevalenza di infezione tra i bambini che sono venuti a contatto con altri ragazzini infetti della loro età. E questo anche se le scuole erano state chiuse a marzo».