Genovese: tutta la verità su quella notte di violenza

Da Terrazza Sentimento a “finestra isolamento”

15/11/2020 di Gabriele Parpiglia

Storia Genovese

Alberto Genovese, attualmente, è detenuto nel carcere di San Vittore, a Milano, si affaccia da una piccola finestra con vista sbarre. La sua “Terrazza Sentimento” ha spento le luci per sempre. Il genio, l’imprenditore, l’uomo che ha creato Facile.it e poi lo ha rivenduto per una cifra astronomica pare 106 milioni di euro è passato dalle “stelle” alla polvere di stelle. Ma che cosa è successo quella sera prima dell’arresto? Chi erano i protagonisti? Quanta droga girava? Che tipo di droga c’era?Giornalettismo ricompone solo una minima parte di un “sotto mondo” dove, tra musica e party, si è composto un puzzle di reati. Il più grave? Violenza sessuale aggravata.

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Andiamo con ordine. Domenica 11 ottobre, Milano centro, verso le 22.00, dall’androne di un lussuoso palazzo sta uscendo velocemente una ragazza di nome Carla (nome di fantasia, ndr). Sta disperatamente cercando un volto familiare. Ad aspettarla fuori dallo stabile ci sono Luna e Marco (anche questi nomi realizzati ad hoc), che la attendono da ore. Luna ha passato quasi un giorno intero nel mandare sms a Carla, non ricevendo mai alcuna risposta, fino alle 20.00 del giorno dopo: Sono in una situazione pericolosissima”. 

Tutta la storia Alberto Genovese che ha portato all’arresto

La ragazza a un certo punto riesce a scappare dal palazzo. Avverte gli amici. Appena la vedono correre verso di loro Carla indossa una sola scarpa e abiti “non suoi”. Luna, in lacrime, dice che è stata vittima di una violenza sessuale durante la festa e che non ricorda più nulla. Dice che si è ritrovata in una camera da letto blindata poi il buio. I ragazzi attirano l’attenzione di alcuni agenti di polizia e da quel momento è tragica cronaca. Sabato 10 ottobre, la festa nella “Terrazza Sentimento”, all’interno dell’attico di Alberto Genovese, inizia verso le 16.30. Carla e Luna sono state invitate da alcuni amici e arrivate verso le 20.30, come prima cosa devono consegnare i cellulari all’entrata. Dopo aver consegnato gli smartphone, entrano nel cuore della festa, dove sono sommerse da veri e propri fiumi di alcool e da un banchetto a base delle droghe più disparate, e ATTENZIONE secondo testimoni, chi le portava ai tavoli sarebbe proprio il vocalist Daniele Leali, così si apprende da dichiarazioni rilasciate a chi esegue le indagini.

Gli stupefacenti in questione erano “la coca rosa” e la “Kalvin Klein”. Leali, agli atti braccio destro di Genovese e migliore amico (anche se ha cancellato dal profilo ogni immagine con il detenuto, quasi a far voler perdere i collegamenti ed è volato a Bali con permesso di lavoro ottenuto, secondo sue parole, con numerosi “sbatti” da un vecchio amico che ha locale proprio lì e prontamente ha cancellato da Wup la foto con lo stesso Leali), portava questi piatti nei pressi del bar, sempre secondo testimonianza. Rileggendo le pagine di questa storia si apprende dalle testimonianze questo sistema. Le ragazze più scafate, che avevano capito che qualcosa di pericoloso poteva accadere, in genere seguivano le mosse di Leali per godersi la serata in tranquillità: insomma se Leali avesse bevuto un tal cocktail, allora era bevibile per tutti; se Leali avesse attinto stupefacenti da un determinato piatto, sicuramente sarebbero state dosi “buone”. Questo sempre secondo la ricostruzione delle testimonianze raccolte.

Luna ha fretta, vuole andare, lascia sola Carla e va a prendere lo smartphone che aveva consegnato all’ingresso. Carla non la segue e sembra svanita nel nulla. Luna decide di fare un giro per l’appartamento e si ritrova davanti ad una porta presidiata da un possente buttafuori, che le dice che la sua amica è all’interno della stanza con Genovese e che non era assolutamente possibile disturbarli. Da qui l’incubo. Per tutta la notte ha inoltrato messaggi a Carla. Messaggi che non hanno mai avuto risposta.

Storia Genovese, i messaggi e l’arrivo delle forze dell’ordine

Luna non chiude occhio e deve attendere le 20.00 del giorno successivo per ricevere il famoso messaggio da parte di Carla: “sono in una situazione pericolosa”. Si evincerà che Carla è stata violentata e drogata per quasi 24 ore. Carla inoltre presenta lesioni in tutto il corpo. Il mattino seguente, gli agenti bussano alla porta di Genovese, che si rifiuta di farli entrare fino a che non sarà presente almeno un legale di fiducia. Solo verso le dieci del mattino gli agenti riusciranno avarcare la soglia e iniziare le perquisizioni dell’abitazione. La prima cosa che notano già dall’esterno è che la casa è munita di un impianto di videosorveglianza. Tutto il girato va in mano alle Forze dell’Ordine che si ritrovano in visione qualcosa di a dir poco agghiacciante: In totale saranno 18 ore di violenze ininterrotte ai danni di Carla. I dettagli sono mostruosi. Non li racconteremo. La violenza è letale nei confronti di Carla, drogata, violentata con oggetti fallici ripetutamente. La ragazza, secondo la ricostruzione, cerca di ribellarsi urla che non ce la fa più; lui la lega con manette mani e caviglie. La ragazza lo supplica di smetterla. Ma Genovese continua usando e facendo del suo corpo un tiro al bersaglio. Non contento fotografa anche le sue gesta.

Carla vuole solo andarsene e gli dice che chiamerà la polizia. Genovese invece beve e da fuoco a delle banconote. Carla, dopo un lungo “caos” riesce a scappare e solo con una scarpa e il cellulare. Genovese nel frattempo, affaccia la testa alla finestra per vedere se se ne sia effettivamente andata.  

Questa triste storia che è solo all’inizio di una “grande” storia fatta di droghe, dolore, bugie e violenze. Spero che quest’articolo che racconto solo una “MINIMA” parte di una lunga e triste vicenda, possano aver il coraggio di venir fuori e parlare e raccontare per poi far condannare. Senza paura di essere giudicati, senza paura. Senza paura.

Carla, è riuscita a sopravvivere. Genovese, ha cambiato finestra. Dalla Terrazza Sentimento, alla finestra Isolamento.

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