Stop alle plastiche monouso dal 2021: ecco quanto risparmieremo

di Daniele Tempera | 21/05/2019

  • In due anni gli europei diranno addio a oggetti come piatti o bicchieri di plastica monouso

  • Un norma volta a favorire l'economia circolare che farà risparmiare svariati miliardi di euro a vantaggio di tutto

  • L'azione rappresenta una delle mosse più concrete per promuovere la cosidetta "economia circolare"

Una svolta epocale, che proietta finalmente la UE verso un futuro maggiormente sostenibile, caratterizzato da un’economia circolare: il Consiglio europeo ha messo formalmente al bando, a partire dal 2021, gli oggetti di plastica monouso. Addio quindi a piatti, posate e cannucce di plastica, ma anche a bastoncini per cotton fioc o ai palloncini di plastica. L’obiettivo è di frenare, una volta per tutte, la mole di prodotti usa e getta, che inquinano  i nostri mari e, più in generale, tutto il nostro ambiente. Un obiettivo che, a tratti, verrà perseguito anche per passi progressivi, come nel caso delle famigerate bottiglie di plastica. Gli stati Ue si prefiggono di eliminarle definitivamente entro il 2029, ma di autorizzarne la vendita, solo in caso di contenuto riciclato di almeno il 25% entro il 2025 e di almeno il 30% entro il 2030.

Un risparmio epocale: le stime della Commissione

E i risultati si dovrebbero vedere fin da subito. Secondo la Commissione con le nuove norme, che comprendono il divieto di prodotti di plastica monouso, si eviterà’ l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente; si scongiureranno danni ambientali per un costo equivalente a 22 miliardi di euro entro il 2030 e si genereranno risparmi per i consumatori dell’ordine di 6,5 miliardi di euro.

Un passo decisivo verso l’economia circolare

«È un passo avanti importante. Il provvedimento ha una notevole forza innovativa: per la prima volta si impone una percentuale minima di utilizzo di materiale riciclato nella fabbricazione primaria dei prodotti», commenta Stefano Leoni, Coordinatore scientifico del Circular Economy Network promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e da 12 imprese e organizzazioni d’impresa. «Per ora la soglia stabilita è del 30% al 2030: non è molto ma servirà a sostenere un mercato del materiale riciclato. È auspicabile che questa soglia non solo salga, ma venga introdotta anche per altri prodotti, ad esempio vestiti, arredamento, auto, elettrodomestici, costruzioni. Intanto la palla passa ai governi: in fase di recepimento dovranno fissare quote di riciclo minimo dei rifiuti raccolti relativi ai prodotti quali filtri e prodotti del tabacco, palloncini, assorbenti igienici, salviette umidificate e prodotti della pesca». La lunga transizione insomma, è appena cominciata.