«È un giornalista, è un giornalista» | VIDEO

di Gianmichele Laino | 24/05/2019

Stefano Origone

Ogni giornalista ha sentito almeno una volta la vecchia storia di quello che – per fare questo mestiere – consuma le suole sul marciapiede. Ed è sempre stato considerato un valore, una punta di nobiltà in nome dell’impegno e della accuratezza di chi va a vedere le cose e le racconta ad altri usando il taccuino come tramite tra i suoi occhi e le orecchie di chi vuole conoscere la storia. Stefano Origone a Genova stava facendo esattamente questo: consumava le suole sul marciapiede.

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Stefano Origone e la libertà di informazione in pericolo

Prima c’erano i taccuini, adesso ci sono le telecamere. Rendere riconoscibile un reporter, nel 2019, non dovrebbe essere così difficile. A meno che non si voglia fare confusione di proposito. Eppure, quella violenza cieca nel manganellare Stefano Origone ci ha messo un bel po’ prima di placarsi. Nonostante le grida ripetute: «È un giornalista, è un giornalista».

E allora occorre interrogarsi sul valore di questa definizione. Il pestaggio di Stefano Origone è la metafora esatta di quello che accade quotidianamente sul web. L’autorità di una figura, il giornalista appunto, è continuamente messa in discussione. In questo caso dalle manganellate, già di per sé da condannare per il fatto stesso di essere brandite. La polizia non ha usato un trattamento diverso rispetto a quello impiegato con i manifestanti. Come se Stefano Origone fosse uno di loro.

Il valore della parola «giornalista» dopo il caso di Stefano Origone

Ma in altri casi – e ci riferiamo soprattutto al giornalismo online – questa autorità è ugualmente messa in discussione da altre manganellate simboliche. Gli haters della rete sanno scagliarsi contro chi scrive contenuti con una violenza (delle parole) simile a quella del manganello. In entrambi i casi è il ruolo a risentirne.

Ne deriva che, in Italia, la libertà di informare è continuamente messa in discussione dalla violenza. Genova è un caso eclatante. Ma ci sono tante piccole Genova quotidiane che non hanno la stessa rilevanza e che, in ogni caso, fanno numero. Bisognerà capire, a un certo punto, che il giornalista ha degli strumenti – la deontologia, la competenza, il contatto con la fonte, lo spirito d’osservazione – che altri non hanno e non possono avere. Bisognerà uscire dall’illusione che, al tempo dei social network, siamo tutti uguali e possiamo tutti fare informazione allo stesso modo. Bisognerà dare importanza alla qualità dei contenuti. E bisognerà ribellarsi alla violenza. Dell’odio sul web. Del manganello in strada.

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO