Gledis Cinque: “ Vi racconto la mia Irene Pivetti”

18/10/2019 di Redazione

Incontriamo l’attrice Gledis Cinque in un’esclusiva intervista. 

 

Bella, elegante, viva. Potremmo descrivere e raccontare l’attrice Gledis Cinque proprio così. Adesso, dopo averla vista interpretare in modo impeccabile Irene Pivetti nella serie “1994”, la immaginiamo poter interpretare qualsiasi ruolo di donna forte. Gledis è proiettata verso ruoli sempre più diversi, alla ricerca di ciò che la cambia e la sfida. In una lunga conversazione, scopriamo i sogni e le idee di un’attrice rivoluzionaria.

 

 

Benvenuta, Gledis. Ti abbiamo appena ammirata nel secondo e terzo episodio di “ 1994 – La serie” , nel ruolo di Irene Pivetti. Come descriveresti il tuo personaggio? 

È un personaggio tosto. È una giovane donna di 31 anni che deve farsi valere in un mondo dominato dagli uomini. Purtroppo è difficile anche adesso, dopo 25 anni:allora doveva esserlo ancora di più. Quindi Irene è autoritaria, e deve esserlo, sembra quasi che non possa assolutamente uscire dall’immagine “rigida” che si è cucita addosso.

 

 

In che modo ti sei approcciata alla figura di Irene per costruirla ed interpretarla? 

La preparazione è iniziata fin dal primo provino. Per la prima volta mi sono trovata a interpretare una persona esistente e quindi avevo un “materiale di partenza” importante da rispettare. Infatti, i casting director mi avevano mandato un video dove si vede Irene Pivetti che in qualità di Presidente della Camera toglie con fermezza la parola a Umberto Bossi perché stava superando il limite di tempo consentito per il suo intervento.

Sono partita da lì, da questa sua forza. Ho fatto ricerche su di lei, sul suo percorso politico e sulla sua vita personale, su cosa stava vivendo nel 1994 e anche sulle interessanti trasformazioni che ha avuto successivamente.

Irene è una donna molto enigmatica che ha mostrato facce incredibilmente diverse tra di loro. Mi ha molto incuriosito seguire la sua evoluzione. L’ho anche molto “ascoltata” per avvicinare il più possibile la mia voce alla sua, perché la mia è più alta di diversi toni. Chi mi conosce personalmente è rimasto molto colpito da questo cambiamento. Sul set mi hanno aiutato molto anche l’acting coach Tatiana Lepore, il regista Giuseppe Gagliardi e la mia compagna di scena Miriam Leone.

Le scene si fanno sempre in due ed è fondamentale l’aiuto che viene dalla controparte. Sono molto soddisfatta del risultato e dai continui messaggi che mi arrivano sui social mi sembra che lo siano anche i fan della serie. Meno male!

Gledis Cinque in una scena di ‘1994’

Cosa pensi ti abbia dato questo ruolo a livello umano e professionale? 

Mi ha dato tantissimo. Professionalmente è stata una bella sfida perché non avevo mai interpretato un personaggio esistente – per di più ancora vivente! – e non è un’opportunità che capita spesso. Sento di essere cresciuta come attrice e rafforzata come persona. Il nostro è un lavoro fatto di continui rifiuti, e a volte può essere difficile conviverci. La mia partecipazione ad un prodotto che reputo di altissima qualità come 1994 mi incoraggia molto. A livello umano, ogni set è una piccola famiglia e nel mio piccolo è stato un onore potermi inserire nel microcosmo di questa serie.

 

 

 Quale é il messaggio che una figura femminile del genere puó dare alle donne?   

Un messaggio di indipendenza e autonomia. Se pensi a Irene Pivetti, pensi ad una donna forte e determinata. È tuttora la più giovane Presidente della Camera eletta dal Parlamento italiano e ha rivestito quel ruolo con rispetto e dignità. Anche le scelte di un tale abbigliamento e di una certa rigidità erano dettate dal voler portare rispetto al ruolo istituzionale ricoperto.

La ricerca accademica mostra come una donna che mostra autorità viene percepita come “fredda” e distante, mentre un uomo che fa le stesse cose viene percepito come competente. Questa è chiaramente una visione figlia della nostra cultura maschilista. Personaggi come la mia versione di Irene Pivetti possono aiutare a cambiarla.

 

Gledis Cinque e Miriam Leone sul set

Quale pensi sia il motivo del successo di “ 1994 – La serie”? 

In primis, la scrittura. Spesso ci si dimentica che parte tutto da lì. Una buona regia con una sceneggiatura scadente a mio parere non darà mai vita a un buon prodotto. Allo stesso modo, un bravo attore risulterà mediocre se gli si mettono in bocca battute scritte male.

Si è data la giusta importanza alla sceneggiatura, e la presenza degli sceneggiatori sul set ne è l’esempio principe. Dalla scrittura sono venuti fuori dei bellissimi personaggi, pieni di sfaccettature: basti pensare per esempio alla complessità del personaggio di Veronica Castello, interpretato splendidamente da Miriam Leone.

La scelta degli attori si è rivelata molto azzeccata. Questo mix di scrittura e interpreti è esaltato alla perfezione dall’ottima regia di Giuseppe Gagliardi, con cui ho lavorato anche io. Giuseppe è un regista attento a ogni minimo dettaglio, cosa che io apprezzo molto, e in grado di creare una buona atmosfera sul set, altro fattore non scontato e per me molto importante.

 

Gledis Cinque in una scena di ‘Ischidados’

Sei protagonista della serie “Ischidados”. Mi parli del progetto? 

Questo è un progetto a cui sono legatissima. Non perché ne sono la protagonista, ma perché credo veramente nella sua originalità: reinterpreta in chiave horror-fantasy alcune delle storie e leggende della tradizione sarda, che sono tantissime e meravigliose. “Ischidados” in sardo significa “i risvegliati”, nel nostro caso gli “zombie”, e nella storia fanno capolino la Dea Madre, l’Accabbadora e i Mamuthones. Grazie a una campagna di crowdfunding, l’anno scorso siamo riusciti a girare una puntata pilota da 40 minuti.

È stata presentata a Mamoiada, alla festa dei Mamuthones, poi a Torino, e prossimamente verrà proiettata a Oristano, all’interno del Festival Pitticcu, e al Trieste Science+Fiction Festival. Intanto si stanno cercando produttori per portare avanti il progetto. Fatevi avanti! Non è semplice quando si parte da un’idea del tutto originale, ma il materiale di partenza e la puntata che abbiamo girato sono fantastici. Sono fiduciosa! Spero che grandi produttori mondiali che hanno prodotto storie originali e “diverse” in altri paesi, come Germania e Spagna, dimostrino lo stesso coraggio anche in Italia.

 

 

 Mentre a teatro sei Lady Macbeth in House Macbeth. Che esperienza rappresenta per te? 

Affrontare un ruolo così iconico all’inizio è stato terrificante. Il nostro spettacolo si concentra solo sulla relazione di coppia tra Lady e Lord Macbeth, e quindi siamo solo in due in scena. Questa scelta registica però mi ha aiutata a tirare fuori il lato quotidiano della mia Lady Macbeth, scoprendone caratteristiche nuove.  Lady Macbeth è una donna forte, ambiziosa, ma anche innamorata: vuole il meglio per sé e per il suo compagno. Ha il coraggio di sognare in grande anche quando lui esita, costi quel che costi. Recitare Shakespeare e sembrare naturali è un’impresa difficile, ed è stato uno degli aspetti su cui ho lavorato di più.

Ho lavorato molto sulla voce, ma anche sul corpo e sulle sue movenze, sulla sua doppia natura terrena e spirituale, quasi sovrannaturale, come nella scena della famosa invocazione. Non ho assolutamente voluto riguardare altre messe in scena del Macbeth. Mi sono ispirata ad altri personaggi femminili, delle Lady Macbeth contemporanee. Su tutti forse spicca Lynne Cheney, moglie di Dick Cheney, nell’interpretazione di Amy Adams nel film “Vice” di Adam McKay. A fine novembre lo riportiamo in scena a Venezia (presso il Teatro a l’Avogaria) e sarà interessante vedere come rinascerà la mia Lady Macbeth: mi sento cresciuta dall’ultima volta che l’ho portata in scena, e quindi lo sarà anche lei.

 

Ritratto di Gledis Cinque

A teatro e in tv, interpreti donne diverse tra di loro. Quale é quella che più ti affascina e perché? 

 

Ho scoperto che la parte del mio lavoro che più amo è quella legata al processo di ricerca, che si fa più interessante tanto più è diverso da me il personaggio che devo interpretare. Nella mia quotidianità io sono una persona molto “zen”. Odio litigare e penso sempre che tutto si possa risolvere con un dialogo pacato. Professionalmente sono molto attratta da tutto ciò che è l’opposto da me, perché per me significa dover fare un lavoro di approfondimento maggiore. Sono cresciuta a danza classica e film Disney. Ad un certo punto ho sentito la necessità di passare “al lato oscuro”.

Ho fatto diversi corsi di stage combat, per esplorare, in maniera del tutto sicura, il nostro lato più aggressivo e animalesco: un combattimento spesso è una questione di vita o di morte, situazione che per la maggior parte di noi occidentali è fortunatamente lontana dalla nostra quotidianità. Mi affascina molto interpretare personaggi che sono a loro agio con l’aggressività, la cattiveria, l’esercitare il loro potere sulle altre persone. È molto interessante andare alla ricerca di queste sfaccettature. Diciamocelo, i personaggi cosiddetti “cattivi” o semplicemente “controversi”sono spesso i più interessanti, sia da vedere sia da interpretare, soprattutto se sono scritti bene.

 

 

 Quale donna ti piacerebbe interpretare, ora? 

Pochi giorni fa, ho visto Atomica Bionda con Charlize Theron. Ecco, un’eroina d’azione come lei, come lo è anche in Mad Max. In Italia non ci sono molte opportunità per farlo, ma con Ischidados ce l’avrei! Dovendo pensare a una parte meno “tamarra” e più “culturale”, mi piacerebbe cimentarmi con una commedia drammatica alla “Fleabag”, o alla “Ragazza con la pistola”, per rimanere al nostro cinema: non ho mai avuto un ruolo del genere, e mi piacerebbe cimentarmi con questa sfida.

 

 

Adesso, cosa rappresenta la recitazione per te e come ti fa sentire? 

Recitare per me significa ricercare l’animo umano, in tutte le sue sfaccettature, capire i motivi che stanno dietro a quello che si dice o che si fa. Per un attore ogni azione e battuta ha un significato.  Mi ritrovo spesso ad analizzare le persone intorno a me e a volte mi piace pensare di essere riuscita a cogliere le loro intenzioni nascoste. Sono una persona estremamente curiosa, quindi questo è il lavoro perfetto per me: mi permette di entrare nelle vite degli altri, di esplorarle e di viverle per un po’. Questo mestiere mi permettere di vivere tante vite diversissime tra di loro e penso che alla fine ognuna mi arricchisca come persona.

 

Quali sono le difficoltà di un’attrice?

Il lavoro dell’attore è molto difficile, è totalmente instabile, non è tutelato, non è regolamentato, è fatto al 99% di rifiuti, e spesso la bravura non è abbastanza per ottenere un lavoro. Sto ancora imparando a farci l’abitudine e nel frattempo faccio tesoro delle belle parole che mi arrivano dai colleghi, dagli amici e, a volte, anche dagli sconosciuti. Nei momenti di non lavoro cerco di ricordarmi come mi sento VIVA quando sono sul palcoscenico o su un set. Basta quello per farmi andare avanti nella mia strada.

Gledis Cinque sul set di Ischidados

 Come ti descriveresti come donna?   

Ah, domanda difficilissima! Vi ho già detto che sono molto curiosa, e aggiungo che sono buffa. E penso che tutti i miei amici mi descriverebbero così. Ora mi trovo in quella fase di vita in cui tutti i miei amici si stanno sposando, sottoscrivono mutui, fanno figli, addirittura alcuni sono già al secondo figlio. È tutto molto strano, mi sembra l’altro ieri che facevo la maturità. Non mi sento per niente “grande” e sono contenta così. Spero di rimanere sempre cosciente del mio lato bambino. Ha ragione Antoine de Saint-Exupery quando dice che:“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.” Ovvio che si invecchia, e anche io sono sposata (già da tre anni!). Fortunatamente mi sono trovata un marito esattamente come me, che condivide questo sentirsi ancora “bambini”, e mi/ci auguro veramente di continuare così!

 

Mentre come attrice, chi è Gledis Cinque? 

Come attrice mi sento soddisfatta del lavoro fatto finora, nel mio piccolo ho avuto delle bellissime opportunità e sento di crescere ad ogni lavoro, che è la cosa più importante. Ho potuto interpretare ruoli diversissimi tra loro, e a questo punto della mia carriera la mia versatilità è una delle qualità di cui vado più fiera. Recentemente un mio amico ha visto il mio ultimo showreel e mi ha scritto apposta per dirmi che è rimasto scioccato da come riesco a cambiare da personaggio a personaggio. Non avrebbe potuto farmi un complimento migliore!

Ritratto di Gledis Cinque

 

Mi parli dei tuoi progetti futuri? 

Al momento sono in attesa, come nella maggior parte dei casi, ma spero arrivino presto nuovi progetti. Nel frattempo, sto lavorando su alcune idee che mi frullano in testa già da un po’. Penso sia arrivato il momento di crederci un po’ di più e metterle su carta. Chissà che ne verrà fuori!

 

E invece i tuoi sogni nel cassetto quali sono? 

Parto dal basso: vivere solo di questo lavoro. Sembra banale, ma mi pare che solo il 5% degli attori riesca a farlo. Saliamo di livello, sogno di essere in grado di portare del cambiamento in questo settore veramente ancora poco tutelato. Saliamo ancora di livello, e dico lavorare con uno dei miei registi preferiti.

Salendo ancora più di livello, ti dico che sogno di vincere un Oscar! Inutile nasconderci, tutti gli attori del mondo sognano la statuetta dorata, anche se quasi sempre rimane appunto un sogno. Però sognare non costa nulla, no?

 

 

 

 

 

1994” va in onda ogni venerdì alle 21.15 su Sky Atlantic e in simulcast su Sky Cinema Uno. Disponibile anche on demand, Sky Go e in streaming su NOW TV.

1994” è una serie Sky Original prodotta da Wildside, parte di Fremantle, diretta da Giuseppe Gagliardi e da Claudio Noce con Stefano Accorsi, Guido Caprino, Miriam Leone, Antonio Gerardi, Giovanni Ludeno e Paolo Pierobon.  La serie è creata da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo. L’idea del progetto è di Stefano Accorsi, che partecipa allo sviluppo creativo della serie. Beta Film è il distributore internazionale.

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