Cannes 2018, Leto: Recensione, un tuffo meraviglioso nell’Estate del rock sovietico anni ’80

19/05/2018 di Redazione

Leto (L’estate) il film russo diretto da Kirill Serebrennikov e’ uno dei titoli piu’ chiacchierati al Festival di Cannes 2018,  anche a causa dell’assenza del regista per una presunta frode per la quale e’ agli arresti domiciliari nel suo paese. A nulla sono serviti gli appelli dell’organizzazione a Vladimir Putin per permettere una sua partecipazione.
Leto, che tradotto letteralmente vuol dire Estate, polemiche a parte per l’assenza del regista  Kirill Serebrennikov per motivi giudiziari, e’  in realta’ un bellissimo biopic dedicato a due star del rock russo anni ’80 totalmente sconosciute al pubblico occidentale.
Un immagine del film Leto

Leto e’ ambientato a Leningrado in un’estate nei primi anni Ottanta. La scena rock underground sta vivendo la sua fase piu’ calda proprio in quegli anni. Il giovane Viktor Tsoi vive nel mito dei Led Zeppelin e David Bowie desideroso di farsi un nome. L’incontro con il suo idolo Mike e la sua bellissima moglie Natasha cambierà la sua vita per sempre. Insieme costruiranno la leggenda di Viktor, che lo rendera’ immortale.
Una colonna sonora incredibile in pieno stile anni ’80 per Leto, alcuni lo hanno paragonato anche a La La Land, ma e’ assolutamente pretenzioso se non fosse che entrambi sono ottimi film sulla musica benche’ con un genere completamente differente.
Leto e’ in realta’ una meravigliosa finestra su un passato sconosciuto agli occidentali, un passato di arte  mentre la guerra fredda infuriava. L’Afghanistan veniva invaso nel 1980 e a Breznev il soffocante controllo del partito nei confronti dei giovani non riesce a soffocare la loro voglia di musica e divertimento. Le leggende piu’ seguite da tutti sono i Beatles, Iggy Pop, Blondie Lou Reed,  David Bowie , Led Zeppelin.
Leto e’ un biopic particolare che lascia il segno nello spettatore

La storia diretta (per la maggior parte mentre era agli arresti domiciliari con relativo montaggio domestico in solitaria) da  Kirill Serebrennikov ci porta dentro il cuore e l’ anima dei giovani di quell’epoca, che subiscono il regime ma in un certo senso lo combattono con la musica. La scena dei gruppi rock nella Russia anni ’80 e’ molto vivace e le star che si sono affermate sono tante: il gruppo Kino , Viktor Coj. Per noi forse non sono nulla, ma per i russi cresciuti in quegli anni sono dei veri e prori  idoli. Leto ruota proprio attorno alla figura di Viktor Coj (Teo YOO) e l’affermato rocker Mike (Roman BILYK) assieme alla mogli di lui Natasha (Irina STARSHENBAUM),non un banale biopic ma un film su amicizia e amore.
In Leto vediamo le scene di concerti dove il pubblico era costretto a seguire regole restrittive e davvero grottesche, da parte dei funzionari del partito, scene messe in scena in modo ironico e a volte davvero divertente, che fanno riflettere su come in realta’ l’Unione Sovietica (e la Russia attuale) non siamai stata una vera minaccia per l’occidente.
Stupisce come il regista Kirill Serebrennikov, come hanno raccontato gli attori in compianto Milos Forman.
Mix tra star occidentali e russe per la colonna sonora di Leto

Gli attori principali in Leto sono perfettamente a loro agio nei rispettivi ruoli, donando ai personaggi profondità, umanità e autenticità coinvolgendo lo spettatore. Chi ha vissuto il periodo della scena musicale anni ’80 per motivi anagrafici, come vi scrive, non potra’ non amare il film, ricco di spunti e riferimenti con battute geniali riferite ai Duran Duran, solo per citare uno dei gruppi. La colonna sonora, che meriterebbe almeno dieci articoli (e non escludiamo di farlo in seguito), mischiando le canzoni degli autori russi e i classici dell’epoca crea un vero e proprio mix che coinvolge totalmente il pubblico.
Paradossalmente la vicenda giudiziaria del regista potrebbe anche oscurare gli straordinari meriti artistici, ponendo ombre su un eventuale premio a Leto per il Festival di Cannes 2018. Non vi e’ dubbio che il film e’ un serio candidato anche per la Palma D’Oro, anche se lo straordinario lavoro alla regia con annesse difficolta’ gia’ elencate potrebbe far propendere verso un riconoscimento per quest’ultima categoria. Leto, che sembra in un primo momento una pellicola comunista anni ’80, invece si rivela come un tuffo in un passato nostalgico, complicato, a volte triste, ma accompagnato da una musica che gia’ lo rende leggenda.

Il trailer di Leto!


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