Nella guerra dei dazi, Donald Trump trova l’inaspettato appoggio di Soros

di Enzo Boldi | 11/09/2019

Soros
  • La politica estera contro la Cina di Trump trova un alleato

  • Si tratta del suo grande "nemico" George Soros

  • Nel mirino i giusti dazi contro "un pericoloso rivale strategico"

La battaglia contro la Cina portata avanti da Donald Trump è stata oggetto di molte critiche a livello Mondiale. La cosiddetta guerra dei dazi con l’estremo Oriente, infatti, è stata l’occasione per accusare il numero uno della Casa Bianca di una politica economica statunitense troppo isolazionista e che sta penalizzando non solo il Sol Levante, ma l’intero mondo finanziario. Ma tra le mille critiche piovute nel corso degli ultimi mesi, ecco arrivare un sostegno, un appoggio e una pacca sulla spalla da chi non t’aspetti: George Soros.

L’imprenditore ungherese – ma naturalizzato statunitense – ha scritto un articolo sul Wall Street Journal in cui esalta la strategia politico-economica di Donald Trump contro la Cina. E nel farlo lo definisce come l’unico grande successo dell’amministrazione corrente negli Stati Uniti, per quel che riguarda la politica estera. Il tutto dopo che la Casa Bianca, portando avanti la cosiddetta guerra dei Dazi, ha definito la Cina come un «pericoloso rivale strategico» per le aziende made in Usa e non solo.

Soros al fianco di Trump contro la Cina

Una valutazione, quella di Trump, che è stata condivisa in pieno anche dal miliardario George Soros con cui in passato non ci furono scambi dialettici all’acqua di rose. Anzi. Spesso e volentieri, le diatribe dialettiche a distanza tra i due personaggi si sono concluse con insulti e illazioni da parte del tycoon statunitense. Ma non è tutto oro quel che luccica, perché lo stesso miliardario, imprenditore e filantropo di origini ungheresi esprime perplessità sulla volontà di mantenere dritta la barra di controllo da parte del numero uno della Casa Bianca.

Le paure per i piani di Trump

Secondo George Soros, infatti, Donald Trump potrebbe ben presto cadere nell’opportunismo di fare pace con Pechino anche in vista delle elezioni del 2020. Una mossa che potrebbe avvenire per svelenire l’ambiente prima del voto ma che, secondo l’imprenditore, rappresenterebbe un clamoroso autogol che penalizzerebbe in maniera pesante l’economia statunitense.

(foto di copertina: Kevin Dietsch/CNP via ZUMA Wire + Wiktor Dabkowski/ZUMA Wire)