Il sindaco di Pescara che parla dell’aggressione ai ragazzi gay senza mai dire la parola omofobia | VIDEO

di Ilaria Roncone | 03/07/2020

Carlo Masci, sindaco di Pescare, ha rilasciato un’intervista affermando che era sua precisa intenzione presentarsi con il Comune come parte civile in un eventuale processo per l’aggressione omofoba ai danni di una coppia di ragazzi gay avvenuta lo scorso giovedì sul lungomare di Pescare. I due giovani sono stati picchiati da sette minorenni e uno di loro è finito in ospedale con la mascella rotta e 30 giorni di prognosi. Il profilo Facebook del comune di Pescara ha pubblicato sul canale Youtube l’intervento del sindaco fatto in data 29 giugno oggi, per provare che effettivamente l’intenzione di dichiararsi parte civile ci fosse. Peccato però che, nonostante i ripetuti inviti del sindaco, si sia usciti dall’aula votando a sfavore della mozione per esprimere solidarietà e della richiesta di una parte attiva del comune in un eventuale processo.

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Non è questione politica ma la parola omofobia non viene detta nemmeno una volta


Stando alle parole del sindaco la decisione del consiglio comunale non ha alcuna valenza politica, eppure nell’intervento pubblicato non c’è alcun riferimento alla natura omofoba dell’aggressione. Per essere precisi, il sindaco parla di attacco per orientamento sessuale mettendolo sullo stesso piano di un attacco razzista subito da un tunisino e di un’altra serie di pestaggi avvenuti nella città. Si tratta di un dire non dicendo, in pratica, considerato che definire l’atto per quello che è – omofobia – andrebbe in palese contrasto con quanto accade a livello nazionale sul DDL Zan. Il centrodestra che non vuole politicizzare l’accaduto si è espresso contro quella mozione che lo stesso sindaco aveva definito una «decisione da prendere all’unanimità uscendo da quest’aula». Una scelta che non dovrebbe basarsi sul colore politico, dice. In teoria, a quanto pare

Carlo Masci e il «punto comune che vada bene a tutta la città»

Nell’intervento Masci insiste sull’apertura della città di Pescata, che avrebbe dovuto trovare un accordo tra tutti i punti di vista dei suoi cittadini. Considerato che l’aggressione ha avuto ragiono ormai comprovate di omofobia questo vuol dire che l’amministrazione cittadina – seppure le parole del sindaco condannino l’accaduto e affermino il contrario – preferisce assumere posizioni omofobe o similari pur di non ammettere che ci sono una serie di discriminazioni mirate basate su orientamento sessuale e identità di genere che meritano la medesima punizione dei crimini commessi contro chi ha etnia, religione e nazionalità diversa.