Silvia Romano poteva essere liberata subito: i ranger trovarono il covo ma non intervennero perché disarmati

di Federico Pallone | 03/08/2019

liberazione Silvia Romano
  • Dalle udienze a carico di due presunti responsabili del rapimento di Silvia Romano emergono particolari inquietanti

  • Dal mancato intervento dei ranger a una richiesta di riscatto

  • Cosa sappiamo finora di un mistero ancora irrisolto

Silvia Romano poteva essere liberata il giorno successivo al suo rapimento, il 21 novembre 2018, ma i ranger del Kenya Wildlife Service, che avevano individuato il luogo dove la ragazza era tenuta prigioniera, non intervennero perché disarmati: temevano di non essere in grado di contrastare i banditi con le poche armi che avevano a disposizione e quindi, su ordine, decisero di aspettare l’intervento della polizia. Ma nell’attesa gang e ostaggio si sono allontanati facendo perdere le loro tracce.

È quanto emerge dalle carte processuali delle due udienze a carico degli imputati, Moses Luari Chende e Abdulla Gababa Wari. Dall’incartamento emergono altri due particolari inquietanti: il rapporto della polizia mette in guardia dalle conseguenze provocate dal rilascio su cauzione dei due indiziati che potrebbero sottrarsi alla giustizia. Inoltre, tra i capi d’accusa, l’organizzazione del rapimento per costringere l’ambasciata italiana a pagare un riscatto “come esplicita condizione per il rilascio della ragazza”. Un fatto inedito, dal momento che mai prima d’ora si sapeva di una richiesta di riscatto.

Le due udienze contro i presunti rapitori di Silvia Romano

La prima udienza si è svolta nel villaggio di Chakama, quello del rapimento, per poter interrogare alcuni testimoni abitanti del posto, quello che ha venduto agli imputati le due motociclette utilizzate per il rapimento. Uno dei due imputati, Moses Luari Chende, ha versato 25 mila euro di cauzione ed è libero: si tratta di una cifra decisamente alta per quelle zone, e la domanda che tutti si fanno è chi abbia fornito il denaro visto che, a quanto sembra, l’uomo vive con la sua famiglia in capanne di fango, in estrema povertà. Secondo il capo villaggio «ora rischia di essere ucciso da chi ha ordinato il sequestro. Lui sa troppe cose e conosce i mandanti. Se lo ammazzano si porterà il suo segreto nella tomba».

Dal rapimento a oggi: il mistero di Silvia Romano

Silvia Romano è una volontaria italiana, oggi 24enne, rapita il 20 novembre 2018 nel villaggio di Chakama, in Kenya. La ragazza si trovava lì come volontaria dell’Onlus Africa Milele, che ha sede a Fano, nelle Marche, e da tempo curava progetti nella zona di Chakama. La polizia ha spiegato che a rapire Romano sarebbero stati tre uomini armati. Secondo i testimoni i rapitori avevano come obiettivo proprio la ragazza, dal momento che al momento del sequestro si trovava nella sua abitazione.

Lo scorso 26 dicembre, due uomini ritenuti parte del commando avevano affermato che Silvia era viva almeno fino al giorno di Natale, quando fu venduta a un’altra banda. Ad agosto si aprirà il processo a carico di una terza persona.

[CREDIT PHOTO: FACEBOOK SILVIA ROMANO]