«Bella l’Italia che si indigna per un treno in ritardo mentre si sventola con i giornali che parlano della Sea Watch»

di Redazione | 28/06/2019

Sea Watch

A tutti è capitato, più di una volta nella vita, un treno in ritardo. A tutti è capitato, almeno una volta, un treno in ritardo d’estate, con il caldo e senza aria condizionata. Raramente è capitato di trovarsi in un treno, in estate, al caldo, mentre lì fuori ci sono 42 persone in mare, impossibilitate a scendere da una nave per ordini superiori e per assecondare le restrittive politiche migratorie del governo.

Sea Watch, la riflessione sul treno in ritardo

È successo a Flavio Alivernini, responsabile della comunicazione di Laura Boldrini, che è salito su un treno che ha messo in collegamento Milano e Torino. e che è rimasto fermo per 40 minuti, a motore spento e senza aria condizionata. Intorno era tutto uno sventolarsi con i fogli di giornale, quegli stessi giornali che hanno riportato oggi la notizia della nave Sea Watch, della capitana Carola Rackete e del durissimo braccio di ferro con il governo. Indignazione, rabbia e proteste. Non per quello che stava succedendo a largo di Lampedusa, ma per il disagio causato dal treno.

«I passeggeri si lamentano parlando di “condizioni inumane”, i controllori prendono improperi – scrive Flavio Alivernini su Facebook -. Inaccettabile. Malumore diffuso. Che bella l’Italia che si indigna mentre si fa aria coi giornali che scrivono di 43 disgraziati lasciati al largo di Lampedusa che uno per volta vengono portati via dai medici in barella ma non vengono fatti scendere perché ogni giorno che passa sono voti in più. Poveri cristi da due settimane sequestrati su una nave, vite umane».

La differenza della narrazione socio-politica sulla Sea Watch

Una riflessione che, almeno sui social network, non si legge così tanto spesso. Chi sta dietro a una tastiera, anche il team dei portavoce del ministro dell’Interno ad esempio, non fa altro che aumentare e stimolare l’odio nei confronti di quelle vite innocenti e di chi sta provando a salvarle. Soprattutto perché donna. Due modi diversi di fare narrazione politica, due modi differenti di raccontare l’Italia. Quello di Flavio Alivernini è riflessivo ed è presa di coscienza. Non priva di qualche punta di ironia. Il post si chiude così: «Che bella Italia quella dei treni che, come quando c’era lui, arrivavano sempre in orario».

 

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