Il pm di Catania ‘assolve’ Sea Watch: «Ha salvato persone da una morte sicura»

di Enzo Boldi | 03/02/2019

accoglienza Migranti: Sea Watch, siamo contenti, calvario finito
  • Il pm di Catania smentisce tutti i reati contestati alla Sea Watch sul soccorso ai 47 migranti a largo della Libia

  • Carmelo Zuccaro è noto per le sue battaglie in contrasto con l'immigrazione clandestina

  • La ricostruzione smentisce la linea di Salvini e Toninelli sul ruolo della ong

Salvare vite umane non è un reato e le modalità con cui la nave Sea Watch 3 ha operato – dal soccorso a largo delle coste libiche, fino all’avvicinamento alle coste italiane – non ha presentato alcuna violazione legislativa. Così il pm di Catania, Carmelo Zuccaro, ha di fatto ‘assolto’ il capitano e l’equipaggio della Ong che ha salvato da morte sicura 47 persone e portate in salvo – dopo una lunga ‘trattativa’ internazionale – in Sicilia, in attesa della ridistribuzione.

«Non è stato commesso alcun rilievo penale nella condotta dei responsabili della Sea Watch 3». È quanto scritto dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, noto da anni per aver contestato l’immigrazione clandestina e i salvataggi delle ong in mare. Questa volta, però, il pubblico ministero siciliano spiega come il soccorso dei 47 migranti a largo della Libia sia stato opportuno e inevitabile, così come la gestione dell’emergenza una volta a bordo, con il timone indirizzato verso le coste italiane. L’unica inchiesta aperta, dunque, è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma rivolta contro ignoti per traffico di esseri umani e non per il ruolo della ong.

La Sea Watch non ha commesso nessun reato

Nelle carte della Procura di Catania, vengono anche ricostruiti i 12 giorni in mare della Sea Watch 3 dopo il soccorso delle 47 persone – di cui 15 minorenni – iniziati alle 10.24 del 19 gennaio. Si parte dall’avvistamento dei migranti nel Mediterraneo, a 29 miglia nautiche dalla costa libica, da parte dell’aereo da ricognizione ‘Moonbird’ della ong tedesca. Da quel momento in poi una serie di mancati contatti con la guardia costiera della Libia, con «i libici – scrive Zuccaro – che mostravano di non comprendere la lingua inglese».

L’Italia era l’unica rotta disponibile

L’impossibilità di dialogo con la Libia è stato certificato dal centro di coordinamento di Roma che, quindi, smentisce le parole del ministro Toninelli che aveva accusato Sea Watch di non aver atteso il soccorso da parte della guardia costiera libica. Poi la nave della ong è intervenuta per salvare quelle 47 vite umane, attendendo indicazione dal Paese nordafricano e rimanendo nelle acque della zona Sar. Risposte mai avute che hanno portato la Sea Watch a muoversi da lì. Non verso la Tunisia perché «quella direzione avrebbe costretto la nave a muoversi in direzione delle perturbazione», scrive nella sua relazione il pm Zuccaro. Infine l’epilogo positivo, dopo una trattativa lunghissima con gli altri Paesi dell’Ue per la redistribuzione, con la lunga attesa in rada a largo di Siracusa e l’approdo nel porto di Catania dello scorso 31 gennaio. Tutto secondo le regole, nonostante sia stato raccontato altro. Ora ci sono anche gli atti della procura a raccontare l’unica verità.

(Foto di copertina: ANSA / ORIETTA SCARDINO)