Scuole: da Nord a Sud è allarme per la sicurezza degli edifici

18/11/2019 di Daniele Tempera

Le ultime immagini delle inondazioni e dei disastri naturali che hanno colpito Venezia e molti parti del nostro Paese sono l’ennesimo sintomo di una malattia che si sta manifestando molto prima di quanto potessimo immaginare. Il cambiamento climatico bussa prima del previsto alle porte di un Paese fragile e geologicamente giovane, endemicamente esposto al dissesto idrogeologico e ad eventi metereologici estremi. Eppure le misure messe in campo per la prevenzione sono sempre insufficienti, a partire, ancora una volta, da quelle stanziate per le nuove generazioni. E mentre politici di ogni orientamento fanno a gara per abbassare le tasse e scongiurare imposte come quelle su “plastica” e quella su “bibite e merendine”, le scuole italiane sono sempre più a rischio. Lo certificano i dati pubblicati dal portale dell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica e i dati non autorizzano certo a dormire sonni tranquilli. Quasi l’87% delle scuole non si sono ancora adeguato alle correnti norme antisismiche, il 38.6% non ha ancora il certificato di collaudo statico, il 53.7% non possiede quello di agibilità. E la situazione è ormai critica nelle aree più a rischio dello Stivale. Sul dato pesa sicuramente un’evidenza: circa 23.334 scuole, ovvero più della metà di quelle presenti nel nostro Paese, sono state costruite prima del 1975. Sono quindi edifici realizzati prima dell’introduzione di norme fondamentali per la sicurezza degli edifici, come, ad esempio, quelle sul collaudo statico o quelle antisismiche. Ma l’adeguamento alle norme vigenti non sembra essere una priorità, anche per colpa di una crisi finanziaria che, per gli enti locali, sembra non finire mai e che innesca deroghe su deroghe: «Succede che i dirigenti scolastici segnalano all’Ente competente tutte le mancanze, anche grazie all’ausilio di un Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione. Si fa in sostanza un calcolo dell’indice di rischio e vengono chieste misure di adeguamento ai comuni. Questa operazione viene spesso reiterata di anno in anno, perché solitamente gli enti locali non hanno le risorse per intervenire e la manutenzione slitta così all’anno successivo».  spiega Roberta  Fanfarillo, responsabile dei dirigenti scolastici per la FLC CGIL. Un effetto domino che può durare decenni e che, ha i suoi prezzi, specie nei luoghi dove servirebbe più attenzione.

Rischio sismico: perché non siamo preparati

E l’allerta si fa più inquietante se si guarda ai terremoti.La stragrande maggioranza delle scuole italiane non rispetta le odierne misure antisismiche, parliamo di 34.906 istituti su su 40.160 attivi, ovvero l’86.9%.  In Italia ci sono circa 2976 istituti dislocati in zone ad alto rischio sismica (zona 1), il 7.6% del totale e 14.467 scuole (pari al 36% del totale) in zone a rischio medio-alto (zona 2). E le scuole prive di adeguamenti antisismici sono spesso dislocate in aree dove il rischio terremoti è molto elevato. L’esempio più eclatante è quello della Calabria: quasi la totalità delle scuole della Regione si trovano in zone considerate ad alto rischio eppure l’84% è sprovvisto di certificazione antisismica e circa la metà (il 50.4%) non ha il certificato di collaudo statico. Di queste quasi il 60% sono dislocate su un territorio dove il rischio di terremoti è estremamente elevato (zona1).

Come si intuisce facilmente dalla mappa sopra, nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia quasi la totalità delle scuole si trovano in zona 1 (rischio alto), ma sono pochissimi (attorno al 15%) gli edifici che si sono adeguati alle odierne norme antisismiche, ma situazioni di alto rischio si registra anche nelle province de L’Aquila, Isernia, Benevento e in generale in tutta la dorsale appenninica meridionale.

E a un rischio più alto, come si può facilmente intuire dal grafico sopra, non corrisponde spesso una maggiore prevenzione. E anche per altre regioni la situazioni è assai critica: si trovano su un terreno sismico classificato come medio-alto (zona2) oltre il 95% delle scuole marchigiane, ma meno del 25% delle scuole della regione sono a norma per quanto riguarda le misure antisismiche. Una condizione che riguarda le province di molte grandi città italiane come Roma, Napoli, Palermo, Catania, ma in generale larga parte del Centro-Sud Italia. «Pensiamo alla strage di San Giuliano di Puglia (la scuola molisana dove, nel corso di una scossa sismica morirono 27 bambini e un’insegnante in seguito al crollo del soffitto un edificio scolastico N.D,R.). Era il 2002 e all’epoca si pensava avremmo avuto tempo per mettere in sicurezza i nostri edifici e invece spesso mancano anche le basi» spiega Venessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente. E le basi coincidono con la prevenzione, a partire da misure base, come la verifica dei solai (i più esposti ai crolli), una verifica che viene portata a termine da meno del 20% delle scuole del Belpaese, nonostante i drammi come quello di San Giuliano. “La storia non è magistra di niente che ci riguardi” scriveva Montale. Un verso che sembra coincidere sempre più con il nostro presente.

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