Il primo sciopero in lockdown, niente lezioni online per gli studenti della maturità: «Regole dell’esame non chiare»

di Redazione | 13/05/2020

sciopero in lockdown

Nel lungo elenco delle prime volte che questa quarantena ha portato con sé, c’è stato spazio anche per lo sciopero in lockdown. Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, oggi, si sono astenuti dalle lezioni online per protestare contro l’assenza di regole scritte per il prossimo esame di maturità 2020, che si dovrà svolgere tra poco più di un mese. Se in linea di massima, il ministro Lucia Azzolina ha diffuso i tratti generali della prova finale del percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado, è pur vero che un regolamento messo nero su bianco non è ancora stato fornito a studenti e docenti.

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Sciopero in lockdown per chiedere chiarezza sulla maturità 2020

L’hashtag scelto per la manifestazione di protesta è #ioscioperodacasa e ha reso possibile una mobilitazione che, nel perfetto spirito dei tempi, ha viaggiato principalmente sulla rete. Gli studenti chiedono maggiori indicazioni sullo svolgimento di un esame di maturità che, così com’è, potrebbe prestare il fianco a interpretazioni diverse e a fraintendimenti, oltre a un puntuale elenco di argomenti che potranno essere oggetto della prova finale. Inoltre, si aggiunge alle motivazioni della protesta anche l’esigenza di migliorare la didattica a distanza, ritenuta fino a questo momento poco adeguata per la preparazione di una tappa così importante del percorso formativo degli studenti.

Secondo Lucia Azzolina e in base alle indicazioni fornite per decreto, l’esame di stato sarà un colloquio orale dalla durata di circa un’ora che si svolgerà in presenza e che, partendo da un argomento a scelta del candidato, spazierà anche sulle altre discipline oggetto d’esame, rappresentate da docenti interni (con l’eccezione del presidente di commissione).

Possibile, tra l’altro, che il Consiglio Superiore dell’Istruzione sollevi alcune eccezioni rispetto a questa formulazione dell’esame di stato. Dunque, gli studenti hanno paura del probabile caos che accompagnerà questa sorta di rituale di passaggio, già profondamente modificato nella sua essenza con l’abolizione delle prove scritte e che rischia di pesare sulla carriera formativa di ciascun maturando.