Perché non ha avuto senso sgomberare San Ferdinando se lì vicino si continua a morire

di Gianmichele Laino | 22/03/2019

San Ferdinando
  • La baraccopoli di San Ferdinando è stata sgomberata il 6 marzo scorso

  • Oltre 300 migranti sono stati sistemati in una tendopoli lì vicino

  • Oggi, una nuova morte certifica l'inutilità di questo passaggio

Il lettore dei giornali online di oggi si sarà chiesto: ma come? Non avevano sgomberato la baraccopoli di San Ferdinando? Non avevano usato le ruspe per abbattere le strutture fatiscenti? Non avevano trasferito i migranti presenti? La morte nella nuova tendopoli di San Ferdinando di oggi ha riportato tutti sulla terra e ha fatto capire come queste misure coercitive prese da chi gestisce la politica sull’immigrazione in Italia in questa precisa fase storica non servano praticamente a nulla.

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San Ferdinando, ancora una morte nella ‘nuova’ tendopoli

È ora di definire lo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando per quello che è stato: una semplice operazione di ‘decoro’ per eliminare delle strutture paesaggisticamente impattanti. 600 uomini in campo, tra forze dell’ordine, vigili del fuoco e servizi sanitari hanno smantellato la vecchia baraccopoli. Soltanto alcuni migranti sono stati trasferiti in centri attrezzati. Almeno 300 sono stati sistemati in una tendopoli, a pochi metri di distanza dalla vecchia baraccopoli.

Perché non ha avuto senso lo sgombero di San Ferdinando

Un’operazione che è sembrata immediatamente priva di significato sostanziale. Le condizioni di vita dei migranti, infatti, non sono cambiate. Le tende – oltre al fatto di essere tutte blu e ordinate in file regolari – non sono così diverse dalle baracche. E questo lo ha dimostrato la morte di un migrante nella giornata di oggi, all’alba, a causa di un incendio scoppiato all’interno di una tenda. Anche nella nuova tendopoli si muore, esattamente come si moriva nella vecchia baraccopoli: ai nomi di Becky Moses, Surawa Jaithè, Ba Moussa si va ad aggiungere quello di un altro migrante ancora non identificato. L’incendio ha reso irriconoscibile il suo corpo.

Oggi è il momento della presa di coscienza. Le parole da scolpire nella roccia sono quelle di Aboubakar Soumahoro, il sindacalista che da sempre si batte per i diritti dei migranti: «Questa notte nella “nuova” tendopoli di San Ferdinando l’ennesimo incendio ha provocato l’ennesima morte. Quando le istituzioni si muoveranno seriamente per dare seguito ad un Piano per l’inserimento abitativo diffuso?». La sua domanda è la nostra domanda.